Il 29 ottobre 2016 il MUSMA festeggia i suoi dieci anni con l’inaugurazione di Portami al confine, la personale dell’artista Valerio Rocco Orlando, promossa dalla Fondazione Zetema e a cura del neo direttore del MUSMA, Tommaso Strinati. La mostra è concepita come un’opera d’arte collettiva, che verrà costruita nell’arco di quattro mesi, fino al 28 febbraio 2017, attraverso il coinvolgimento dei visitatori e della comunità materana in cui il Museo è nato e cresciuto.

Nato a Milano nel 1978 da una famiglia di origini lucane, Valerio Rocco Orlando sviluppa nel suo lavoro una metodologia basata su una necessaria e profonda relazione con le comunità che vivono dove si trova ad operare. Attraverso la pratica dell’ascolto attivo, dell’immedesimazione, dell’individuazione delle urgenze e dell’analisi e conoscenza reciproca, la sua ricerca produce un discorso aperto che esplora il processo osmotico che può e deve stabilirsi tra istituzioni, musei, accademie e sfera sociale.

Giunto per la prima volta a Matera nel dicembre 2015, in occasione della realizzazione del progetto OSMOSIS promosso da AMACI, Orlando ha da subito avvertito, nella città e nei suoi abitanti, tutte le potenzialità per sviluppare la sua ricerca. “La relazione con Matera e il MUSMA – ha spiegato l’artista - nasce da un desiderio destinato a crescere. Un confronto che nell'ultimo anno, nel corso dei diversi soggiorni e incontri, si è formalizzato nel progetto di un film da costruire con la città, in una mostra e in una nuova commissione per la collezione del museo. Dopo un decennio di produzioni tra Cuba, India, Corea e Stati Uniti, proprio qui ho ritrovato un senso di appartenenza particolarmente fertile per sondare, secondo una prospettiva diacronica, le possibilità e i limiti di una pratica volta a esplorare la relazione tra individuo e comunità”.

Il confronto con il presidente della Fondazione Zetema, Raffaello De Ruggieri, con il nuovo direttore del MUSMA, Tommaso Strinati e con le operatrici della cooperativa Synchronos, ha portato l’artista a elaborare, come punto di partenza della sua personale, un invito necessario e attualissimo: Portami al confine, dove il termine confine non è un limite, ma lo spazio estremo nel quale ciascuno dà appuntamento a se stesso e agli altri per riconoscersi e riconoscere il diverso da sé, nella consapevolezza che i confini dell’identità non ci circondano ma ci attraversano.

Una scritta al neon, un grande tavolo/laboratorio e un video - allestimento progettato e realizzato da artigiani e professionalità materane - daranno corpo ad una installazione “immersiva” dove i fruitori possano confrontarsi sulla propria idea di confine e possano condividerla per costruire una scultura sociale. In un secondo momento il dialogo si sposterà dal Museo nella città, con l’artista che inviterà gli abitanti ad accompagnarlo fisicamente a quello che è, per ciascuno di loro, il confine della comunità.