Come sarà l’anno che verrà, tra crisi economiche e rischi di default?  L’Italia riuscirà a superare uno dei momenti più difficili della sua storia? In un periodo particolarmente complesso per il fragile sistema della nostra arte, compresso dalle drastiche riduzioni di budget, con i musei dedicati alla promozione del contemporaneo che corrono ai ripari riducendo le mostre o trasformandosi in fondazioni, l’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani-AMACI ha invitato dodici artisti delle ultime generazioni a presentare un’immagine del 2012. Un’interpretazione della crisi, che dia anche un’indicazione su come superarla.

Quali sono queste proposte? Una serie di opere forti e incisive, che sembrano prefigurare, o almeno auspicare, la fine di una società consumistica e superficiale per annunciare l’inizio di un periodo di consapevolezza responsabile, non necessariamente negativo. Sono lavori che suggeriscono agli italiani di agire tutti insieme per affrontare il pericolo collettivo, come fa Andrea Mastrovito o, indirettamente, Linda Fregni Nagler cogliendo lo sguardo ansioso di un uomo seduto, solo, sul parapetto di un grattacielo, che sembra voltarsi indietro un’ultima volta prima di gettarsi nel vuoto. Più ironica la proposta di Marzia Migliora, l’immagine pubblicitaria di un salvagente scolpito nel sapone, che l’artista ha battezzato La mia terra di nessuno, mentre Elisabetta Benassi evoca i fantasmi del ’68 parigino con un’illustrazione d’epoca, intrisa di memoria e carica di speranza. Per Patrizio Di Massimo la crisi potrebbe mettere a rischio il futuro del nostro patrimonio artistico, che va osservato con maggiore attenzione attraverso una lente, preziosa come il minerale tenuto in mano dal personaggio senza volto, ma dagli abiti raffinati, protagonista del surreale collage di Nico Vascellari. Luca Trevisani vede il futuro come rami e foglie secche imprigionate in uno specchio d’acqua ghiacciata, con un tocco di poesia che ritroviamo anche nel fotogramma di un video di Rosa Barba, girato all’interno di un museo, dove un custode spazza la carta geografica dell’Italia incollata sul pavimento. E’ un paese che ha bisogno di cure, il nostro, visto che si appresta a una scalata molto ripida, come indica l’opera di Andrea Caretto e Raffaella Spagna, o sta per uscire da uno scanner che fotografa il suo incerto stato di salute, come hanno immaginato gli Invernomuto. Salvatore Arancio vede invece l’Italia come una stampa antica, che raffigura una guglia di roccia isolata in un paesaggio alpino, trasformato in un solitario rifugio da un anonimo da un anonimo eremita. Infine Thomas Braida esprime in maniera ironica e giocosa la paura dell’ignoto, che non ha volto, ma incute grandi timori. Timori non senza ragione. Ascoltare gli artisti ci sarà comunque d’aiuto per superare questo delicato passaggio del nostro tempo con la capacità di dare il giusto valore alle cose, nella tradizione di una nazione che in tempi remoti è stata capace di difendere e valorizzare al meglio la sua arte, e oggi più che mai deve ricominciare a farlo.”

Pratesi, L. (2011) Dodici proposte fatte ad arte per uscire dalla crisi, in «il Venerdì di Repubblica», 1241, pp. 92-104.