Inaugura giovedì 4 ottobre la mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, primo appuntamento di un ambizioso ciclo triennale dedicato dalla GAMeC al tema della materia.

Curata da Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli, con la consulenza del fisico Diederik Sybolt Wiersma e la collaborazione di BergamoScienza, la mostra, articolata in tre diverse sezioni, racconta il desiderio degli artisti di penetrare la materia, di spingersi nelle sue più oscure profondità, fino a coglierne l'elemento essenziale, la sostanza primaria costituente il Tutto.


Sezione 1 - Informe

Le acquisizioni della scienza e la loro circolazione hanno profondamente influenzato la visione degli artisti, al punto da condizionarne non soltanto la percezione delle cose e del mondo, ma anche la più profonda sostanza del loro operare; i lavori presenti all’interno della prima sezione rifuggono dal rappresentare il mondo e utilizzano materiali, sia tradizionali sia inusuali, non come elementi da plasmare con l’intento di creare nuove forme, ma in virtù della loro valenza intrinseca.

Si collocano all'origine di questo percorso le ricerche di Jean Fautrier, con le sue concrezioni di colore stratificato, e di Lucio Fontana, con le sue Nature di materia incisa. Una linea di ricerca che prosegue – tra gli altri – con le superfici grumose intessute di fenditure e lacerazioni di Antoni Tàpies, la densità bituminosa delle Combustioni e dei Cretti di Alberto Burri, presente anche nei primi lavori di Piero Manzoni, e, decenni più tardi, i Big Clay “senza forma” di Urs Fischer, le statue “colanti” di Cameron Jamie, le eteree astrazioni screpolate di Ryan Sullivan.

 

Sezione 2 - Uomo - Materia

La materia che permea l’universo e che tutto crea e compone definisce anche la natura umana. Questo lasciano intendere i lavori degli artisti presenti nella seconda sezione della mostra, dove, all’interno di un percorso articolato e trasversale, sono messe a confronto le opere di autori di generazioni diverse contraddistinte da una forte componente materica e allo stesso tempo da una presenza, più o meno manifesta, dell’elemento antropomorfo.

Le sintesi plastiche di Auguste Rodin e Medardo Rosso, con le loro immagini di volti e corpi affioranti da blocchi indistinti, dialogano con le figure “intrappolate” di Alberto Giacometti e le teste monolitiche dello scultore svizzero Hans Josephsohn.

Volto e materia ritornano nei primi dipinti informali di Enrico Baj, nelle Dame di Jean Dubuffet degli inizi degli anni Cinquanta così come nei lavori di Karel Appel e Asger Jorn, storici membri del gruppo Co.Br.A.; a questi maestri della modernità sono affiancati lavori di artisti contemporanei, da William Tucker, con i suoi agglomerati di materia, a Florence Peake, con le sue sculture informali, esito di performance collettive in cui corpo e materia sembrano cercare una sintesi dinamica.


Sezione 3 - Invisibile

Le opere presenti nella terza sezione guardano agli aspetti più nascosti della materia, invisibili ai nostri occhi, in dialogo con la dimensione atomistica e subatomica.

In mostra le celebri Tessiturologie di Jean Dubuffet - visioni microscopiche di un generico “elemento materiale”, di cui si restituisce visivamente l’idea dell’incessante brulichio interno - dialogano con le esplosioni di “materia-luce” di Tancredi Parmeggiani  e con le composizioni degli artisti del Movimento Arte Nucleare.

Il lavoro di Jol Thomson - realizzato a stretto contatto con i Laboratori Nazionali del Gran Sasso - crea un dialogo fra scienza e arte, indagando i territori dell’intangibile.
Su questa linea di ricerca si muovono anche le performance di Hicham Berrada, che invita lo spettatore a fare esperienza diretta delle energie e delle forze che emergono dalla materia, e i Photograms di Thomas Ruff, le cui composizioni astratte nascono dalla consapevolezza dell’esistenza di un universo microscopico.


MERU ART*SCIENCE RESEARCH PROGRAM
La mostra si avvale del contributo della Fondazione Meru - Medolago Ruggeri per la ricerca biomedica, che nell'ambito della “Trilogia della materia”, e quale parte del programma del festival BergamoScienza, ha dato vita a un nuovo progetto di ricerca – Meru Art*Science Research Program – finalizzato alla realizzazione di interventi “site specific” dedicati al rapporto arte-scienza.

Il programma vede, per questa prima edizione, la partecipazione degli artisti Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand­, che per lo Spazio Zero della GAMeC hanno progettato un’installazione ambientale capace di declinare sul piano visivo l’interazione di due buchi neri attraverso un cunicolo spazio-temporale (Wormhole), dove la materia dell’universo collassa su se stessa per rigenerarsi.


ARTISTI IN MOSTRA

Karel Appel, Hicham Berrada, Alberto Burri, Christo, Gino De Dominicis, Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, Jean Dubuffet, Simone Fattal, Jean Fautrier, Urs Fischer, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Lydia Gifford, Cameron Jamie, Asger Jorn, Hans Josephsohn, Anish Kapoor, Anselm Kiefer, Leoncillo Leonardi, Piero Manzoni, Nicola Martini, Luca Monterastelli, Movimento Arte Nucleare (Enrico Baj, Joe Colombo, Sergio Dangelo), Gastone Novelli, Tancredi Parmeggiani, Florence Peake, Carol Rama, Milton Resnick, Auguste Rodin, Medardo Rosso, Thomas Ruff, Ryan Sullivan, Antoni Tàpies, Jol Thomson, William Tucker.