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Architetture dell'isolamento
Mostra personale di Eugenio Tibaldi, a cura di Angel Moya Garcia
Eugenio Tibaldi, Architetture dell'isolamento, 2021 Architettura dell'isolamento 01 materiali vari, suono, luce dimensioni site specific 2021 courtesy l’artista e Associazione Culturale Dello Scompiglio foto di Lorenzo Morandi
11 dicembre 2021
11:00 – 19:30
Descrizione

Architetture dell’isolamento è un progetto complesso e articolato che compone un’analisi sui margini, sul potere, sugli attraversamenti e sullo stesso concetto di normalità. La mostra, inaugurata il 25 settembre 2021, rimarrà visibile fino al 30 gennaio 2022.
Cosa si innesca nella mente delle persone quando imboccano una strada che le porta inevitabilmente verso una sorta di isolamento cognitivo rispetto al resto della società, uno spazio altro in cui diviene impossibile definire una reale volontà dell'individuo nel creare questa stessa condizione? Un accadimento che può essere assimilato a una frana, destinata a perdurare fino a un riassestamento. In questo nuovo assetto lo spazio interiore inizia a coincidere e aderire con quello esteriore, senza più distinzioni o confini.
A seguito del primo lockdown a marzo del 2020, Eugenio Tibaldi visita un appartamento signorile abbandonato da un decennio nel centro di Torino. Il suo interesse a lavorare sulle mutazioni, sui margini, sulle periferie - intese sia in ambito sociale e culturale, sia soprattutto mentale, ideologico e psicologico - lo porta a interrogarsi e a indagare sull’accumulo di oggetti, di ogni tipologia e provenienza, che si trovano completamente impolverati all'interno della casa. Un’ingente quantità di materiali collezionati in modo ossessivo dalla persona che ha trascorso gli ultimi dieci anni della propria vita confinata in quello spazio, rifiutando ogni contatto con l'esterno.
Nel progetto Architetture dell'isolamento la condizione umana di quella persona non è chiamata a testimone, poco importa chi era e come era fisicamente, emerge invece la costruzione postuma del palinsesto concettuale di una scelta, una via possibile che esiste dentro ognuno di noi in cui si annulla qualunque concezione di spazio esterno, lasciandosi andare verso la totale scomparsa sociale. Una dimensione esteriore che in questo senso svanisce in un'accezione assoluta e oggettiva. Questo spazio diventa solo un riferimento semplificato della natura porosa che ci compone, che aggrega luci e ombre in base alla nostra volontà di sguardo e di carica emotiva. Un progetto in cui affastellamento e privazione camminano insieme e in cui vengono formalizzati l'isolamento, la follia e la necessità di privarsi di qualunque vita sociale.

Associazione Culturale Dello Scompiglio
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