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ARTUNDERCLOTHES
ARTUNDERCLOTHES Allestire la Scena per ricostruire l’assenza dell’arte. Così, e in un tempo frattale, anticipiamo un anzichè tornando da dove siamo venuti.
Visual Daniela Zannetti, , Nuditudine Barbara Cappello
11 dicembre 2021
11: – 23:
Display Artunderclothes e αὐτοψία ‘autopsia’ VideoDanza di Rossana Abritta ( h:11, h:17):
Descrizione

ARTUNDERCLOTHES
11 dicembre 2021 TABLEAU onLine
Display espositivo degli artisti e αὐτοψία ‘autopsia’ VideoDanza di Rossana Abritta
H:11, H:17
Così, e in un tempo frattale, anticipiamo un anzichè tornando da dove siamo venuti.


Quando si è dato inizio ad ArtUnderClothes c’era stato da poco un precedente nell’esposizione d’arte OperaDomus (2020), ovvero i “Feticci d’Artista” presentati come la chiave di accesso alla zona comfort in cui si apre il non tempo e la creazione dell’opera.
La proiezione virtuale dell’autore in sua assenza e una domanda: “Dove risiede a questo punto l’arte, e l’artista”. Per rispondere si è realizzato un salto temporale al 19 01 1981 quando Francesca Woodman, tormentata autoritrattista si toglie la vita a poco meno di 23 anni, e resta con la sua unica ed eccezionale produzione fotografica - Some Disordered Interior Geometries, per sempre Essenza. Quali ricerche immateriali si consumavano nelle sue stanze?
Di lei, e di nuovo nel quarantennale della scomparsa, si può cogliere il suo metodo di esplorare l’idea e mostrare interamente un processo creativo, continuo e infinito.

Una danza immobile (per dirla alla Manuel Scorza), un ‘tempo frattale’ dove mentre si cerca di cogliere l’infinito, si vaga nell’indefinito; o meglio nell’infinitesimo, in una spirale di secondi continuamente dimezzati ma percepiti sempre come interi.

Considerare l’attualità come la possibilità di osservare l’interno di un intero processo passato per antonomasia, mentre scorre continuamente avanti ma per metà del suo tempo, e produce necessariamente un anticipo di anziché. Ciò perché di fatto l’atto creativo è sempre il medesimo, e l’artista può indagarlo con lo stesso principio di previsione.

Un anno prima, nel 1980, due importanti bibbie di storia dell’arte al femminile: The obstacle race” di Germaine Greer e “L’altra metà delle avanguardie” di Lea Vergine solcano il mare magnum delle pubblicazioni.

In relazione, è facile immaginare l’urgenza generatrice del progetto ‘Art under Clothes’ che tenta di svelare il suo corpo. Dal divieto di accesso alla Storia dell’Arte (del talento femminile) al ‘No’ pandemico; più genericamente la banalità del male (e i bias degli algoritmi in previsione); dunque come contrastare, col metodo dell’arte, e riallestire una scena madre dopo una serie di sharing tra gli artisti collegati da diversi luoghi. E stanare il corpo collettivo dell’arte, e quel quid essenziale che è liberare l’arte con le proprie pulsioni e una forte componente aggregativa, idealistica.

Art Underclothes è stata indagata dal mondo della Performing art, della Danza e delle Arti visive; gli artisti coinvolti hanno sviluppato la ricerca sul tema proposto nell’equazione dell’arte che presenta necessariamente incognite.
Con Carlo Marchetti, Rossana Abritta, Giuliana Colbachini, Barbara Cappello, Cecilia De Paolis, Paola Valori, Simonetta Domiziani, Paolo Romani. Special guests: ‘Embodyng Tiamat’ con Ekaterina Pugach, Ugo Lo Pinto, Simone

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