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Contemporaneo NON STOP il respiro della natura. Acqua
A cura di: Patrizia Nuzzo
Contemporaneo NON STOP il respiro della natura AQUA. Galleria d'Arte Moderna Achille Forti Palazzo della Ragione, Verona
28 ottobre 2022 – 17 settembre 2023
mar, mer, gio, ven, sab, dom: 11:00 – 19:00
Contemporaneo NON STOP il respiro della natura. AQUA

CONTEMPORANEO NON-STOP Il respiro della natura | AQUA

Dal 28 ottobre 2022 nuovo appuntamento alla Galleria d'Arte Moderna Achille Forti di Verona con il format

 

CONTEMPORANEO NON-STOP

Il respiro della natura

AQUA

a cura di Patrizia Nuzzo

 

L’edizione 2022 del progetto è dedicata all'elemento acqua, declinata nella sua accezione latina AQUA, intesa sia come luogo di vita, sorgiva e purificante, sia come elemento distruttivo e caotico.

 

Gli artisti scelti sviluppano un percorso emozionale in cui il motivo dell’acqua andrà ad assumere l’andamento di uno “spartito musicale”: le note, in questo caso le opere, da un iniziale tempo infinito “sospeso” evocato dalla videoproiezione di Stefano Cagol - dove il visitatore ha la sensazione di trovarsi come un minuscolo puntino nella distesa dei mari nordici - muoveranno verso l’”adagio” di One thought fills immensity, il poetico lavoro dello spagnolo Jaume Plensa, in cui una goccia d’acqua cade ritmicamente su di un piatto d’ottone provocando un tintinnio che si propaga nello spazio della sala.

 

Il progetto CONTEMPORANEO NON-STOP Il respiro della natura | AQUA è realizzato in collaborazione con Galleria dello Scudo e Artericambi, Verona.

 

Le opere e gli artisti di AQUA

 

Sono allestite le opere degli artisti del comparto del contemporaneo della GAM - Stefano Cagol, Daniele Girardi, Patrizia Maimouna Guerresi, Maria Teresa Padovani, Jaume Plensa - insieme a quelle di due autori rappresentati, in questa edizione, dalla Galleria dello Scudo e da Artericambi, rispettivamente Giovanni Frangi e Fabrizio Gazzarri.

Il progetto, infatti, si sviluppa su due registri strettamente connessi: le gallerie private (due alla volta) si rendono disponibili ad ospitare un lavoro della collezione della Galleria d'Arte Moderna che, a sua volta, accoglierà nei propri spazi, i lavori degli artisti delle gallerie cittadine. La partecipazione delle gallerie veronesi a questa rassegna si configura come un modello di condivisione e valorizzazione culturale, un’inedita modalità di fruizione del patrimonio artistico che offre la possibilità di realizzare una più stretta sinergia tra pubblico e privato.

 

Stefano Cagol, con il video Gezeitenkraft, articola la propria ricerca su un crocevia geologico e geopolitico: il mare dei Wadden, diviso tra Danimarca, Germania e Olanda, una zona liminale di maree tra zone umide e interventi umani che mirano a "domare" le acque, plasmare il paesaggio e sfruttare quanto ci circonda a nostro uso e consumo. Questo scenario viene ad assumere un aspetto cementificato, desolante e distopico. Molte le chiavi di lettura in gioco che riflettono il rapporto tra essere umano e ambiente: il livello del mare, i venti, l'inquinamento, lo sfruttamento delle fonti di energia.

 

Giovanni Frangi (artista rappresentato dalla Galleria dello Scudo, Verona) con tre dipinti su tela Moscovado I, II, III, appositamente realizzati per la mostra, rappresenta l’elemento dell’acqua nella sua accezione “pura” e vivificante, generatrice di significati in grado di reinserire la bellezza e lo stupore dell’esperienza nel ciclo della vita. La forza magnetica, che la gamma dei colori liquidi e brillanti è in grado di esprimere, si insinua negli abissi marini e pare invitare ad immergerci in un liquido incontaminato dove tutto può accadere. La vita è panta rei: l’elemento liquido - che in Frangi è “fisicità”, presenza fascinosa del colore - viene a rappresentare il medium di un’incessante trasformazione e il divenire continuo viene ad attuarsi solo attraverso i suoi opposti: la sedimentazione della materia/natura va insieme allo scorrere e all’affiorare perché gli ossimori si rincorrono e coesistono nello spirito della creazione e nell’epifania della visione.

 

Fabrizio Gazzarri (artista rappresentato dalla Galleria Artericambi, Verona) con il ciclo Teche W&W, realizzato tra il 2020 e il 2022, presenta sei sculture collocate entro teche in vetro, tutte delle stesse dimensioni, che evocano “materialmente” la conservazione e l’archiviazione del concetto di spazio/tempo/materia. L’installazione - attraverso paesaggi immaginari e visionari, in cui l’elemento naturale “incenerito” si congiunge idealmente al “carbonizzato” malessere dell’esistenza - evoca l’impossibilità di sapersi orientare con generosa disponibilità verso il bene. Ogni lavoro - con un titolo dedicato a un capolavoro della storia dell’arte - intende attivare una connessione diretta con le drammatiche criticità che caratterizzano e influenzano la nostra vita e la sua qualità.

Il tempo, l’acqua - qui intesa come ineludibile e progressiva minaccia per il pianeta Terra - e la guerra rappresentano i registri concettuali sui quali si muove la ricerca dell’artista. Da questi ultimi due riferimenti deriva l’acronimo del titolo Teche W&W (Water&War).

 

Daniele Girardi, con Quaranta Ruggenti - installazione site specific composta da 6 pagaie realizzate con vari materiali lignei - recupera, attraverso il viaggio in luoghi remoti, la memoria della storia ponendo al centro della propria ricerca l’esperienza personale immersiva nell’ambiente naturale, dal quale prenderanno vita diversi nuclei di lavori tra cui il progetto “North Way”, un ciclo di residenze outdoor nei territori del nord Europa tra Norvegia, Svezia e Finlandia.

L’espressione Quaranta Ruggenti, coniata dagli Inglesi, deriva dal nome dei paralleli alla cui latitudine soffiavano i venti che si abbattevano sui grandi velieri che un tempo navigavano intorno a Capo Horn.

 

Patrizia Maïmouna Guerresi, con Il lago di sale, crea un dittico servendosi di alcune immagini scattate nel dipartimento di Rufisque, in Senegal. Il lago raffigurato nell’opera - noto per il suo alto contenuto di sale, come quello del Mar Morto - è chiamato lago Retba o Lac Rose per la caratteristica delle sue acque rosa, un pigmento prodotto da una rara specie di alghe; la gente del luogo attribuisce a queste acque un potere quasi magico.

L’artista ha colto un avvenimento alquanto particolare: un raggio di luce attraversa il cielo per sciogliersi poi nella superficie del lago. Ma questo raggio di luce, che sembra provenire dal cielo, può avere una più “segreta” direzione: è da questa acqua generatrice di vita che il raggio nasce e va a propagarsi e a illuminare il cielo.

 

Maria Teresa Padovani, con Bambini acquatici, dà forma a delle creature che vivono nell’elemento liquido: l'acqua, qui metafora della dinamica della vita, è luogo dell’origine, della trasformazione e della morte, poiché tutto vi nasce e tutto vi ritorna. E’ a partire dal 2000 che l’artista, recentemente scomparsa, realizza una serie di cicli dedicati ai bambini e, successivamente, ai Non bambini e ai Bambini seduti. Sono figure embrionali, realizzate con una gomma sottile, che si possono piegare e riplasmare, in continua trasformazione; l’artista afferma che essi sono "quei nuclei infantili che nuotano dentro di noi, nella nostra pancia, sede acquatica del nostro inconscio”. I suoi cicli indagano sempre il tema dell’origine dell’esistenza e il destino ultimo della morte, attraverso la realizzazione di forme archetipiche.

 

Jaume Plensa, con One thought fills immensity (1997), un'installazione costituita da un piatto musicale sospeso su di un catino metallico, combina materia e suono: una goccia d'acqua cade ritmicamente su di un piatto d'ottone provocando un tintinnio che si propaga nello spazio della galleria. Il titolo dell'opera è una citazione di un verso del poeta inglese William Blake ("Un pensiero riempie l'immensità"), che può essere eletto a paradigma dell'opera di Jaume Plensa, dove il pensiero riempie lo spazio. L'itinerario creativo dell'artista muove infatti verso un’interpretazione della scultura come materializzazione plastica di un'idea; lo suggerisce la ricerca di linee pure, l'uso di supporti trasparenti, il ricorso alla parola scritta che ci trasportano nelle acque fluide del sogno e della memoria. Un concettualismo simbolico, lirico, quello di Plensa: autore tra i più rilevanti del panorama contemporaneo al quale molti musei europei, tra cui il Musée Picasso ad Antibes, stanno dedicando importanti mostre.

 

Un percorso, quindi, nelle “forme naturali” dell’arte che si specchiano e si confondono in quelle del mondo per cogliere il “respiro” dell’antica e sconfinata natura, metafora della creazione, che si traduce nella grande enigmaticità dell’arte. Un approccio che può contribuire a porci in una nuova prospettiva attraverso una più consapevole relazione nei confronti di essa.

 

 

Visite guidate e percorsi didattici:

Segreteria didattica dei Musei Civici

Cooperativa Le Macchine Celibi

dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16,

il sabato dalle 9 alle 13

tel. 045 8036353 – 045 597140

segreteriadidattica@comune.verona.it

 

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