Helen Frankenthaler (1928–2011) è stata una delle artiste americane più apprezzate del suo tempo. Nell’ultimo decennio di attività artistica la pittura su carta diviene il suo principale mezzo espressivo. “Ho sempre dipinto su carta, ma non pensavo di poterla elevare al formato delle mie tele...Questa è stata un’evoluzione fondamentale per me” osservava l’artista nel 1996. Le opere in mostra rivelano la sua indagine sulle possibilità materiche e compositive del lavoro su carta: emergono nuovi tipi di accostamenti cromatici e gestualità pittoriche, spesso realizzati su una superficie più liscia rispetto alla tela.
Già in diversi momenti precedenti della sua carriera aveva aggiunto pennellate visibilmente più dense e applicazioni di pigmento alla rivoluzionaria tecnica del “soak-stain” di cui era stata pioniera nei primi anni 50 e che divenne una costante nelle sue opere più tarde. Dopo aver lavorato direttamente sul pavimento nel corso dei primi quarant’anni della sua carriera, inizia poi a dipingere sul piano di tavoli grandi e alti.
Le opere in mostra svelano la varietà di approcci che Frankenthaler ha introdotto nella pittura su carta. Santa Fe XIII (1990) e New Mexico (1995), astrazioni che richiamano rispettivamente i cieli luminosi e le vedute sabbiose dei paesaggi americani sud-occidentali, sono ispirati alle sue residenze presso il Santa Fe Art Institute, dove insegnò nel 1990 e 1991. Con le calde tonalità della terra e i verdi variegati resi in pennellate stratificate, End of Summer (1995) evoca un paesaggio illuminato dal sole in cui la stesura del colore enfatizza la trama irregolare della carta fatta a mano.
In questi lavori si può osservare una grande varietà di linee fluide che definiscono i contorni e rimangono senza confini. Un dipinto senza titolo del 1994 con un intenso sfondo giallo è definito da tracce lineari disegnate in pastello, matita colorata e carboncino, accentuate da tonalità calde e fredde che appaiono animate da interazioni primarie. Un altro lavoro senza titolo del 1996 presenta aree di colore che si diffondono delicatamente e che poggiano su un orizzonte lineare.
Le ombre scure e la luminosità stratificata di White Owl (2002) ne fanno una delle opere più espressive degli ultimi anni. In altre viene impiegata una tavolozza quasi monocromatica, ponendo enfasi sulle variazioni di tono, applicazione, direzionalità e stratificazione. Contentment Island (2002) prende il nome dal quartiere sulla costa del Connecticut che si affaccia sul Long Island Sound, dove Frankenthaler trasferì la sua casa e il suo studio nel 1997. Con la sua diffusione liquida di toni turchesi e blu, l’opera ricorda la sua osservazione: “in alcuni giorni, la linea dell’orizzonte sparisce completamente. Il cielo sembra cadere nell’acqua”. Il nero violaceo scuro di Port of Call (2002) suggerisce un paesaggio marino notturno mentre un sottile tratto di blu luminoso evoca un lontano orizzonte.