Da lontano era un'isola

Katinka Bock, Giulia Cenci, Philipp Messner

16/03/2019 - 16/06/2019

Inaugurazione: 15 marzo 2019, 19:00
Durata: 16 marzo - 16 giugno 2019
Artista/i: Katinka Bock, Giulia Cenci, Philipp Messner
a cura di: Christiane Rekade

 

Image: Katinka Bock, Population (low culture), 2018. Photo Johannes Schwartz  Mudam Luxembourg. Courtesy the artist and Galerie Jocelyn Wolff

 

 

 

 

 

La stagione espositiva di KUNST MERAN MERANO ARTE si apre con la mostra dal titolo Da lontano era un’isola, che comprende tre presentazioni personali, una in ciascun piano della Kunsthaus.

Nel 1938 l’artista e designer Bruno Munari (1907 – 1998, Milano) visitò il ceramista futurista Tullio Mazzotta a Albisola, in Liguria, dove questi si era ritirato per “stare in pace e lavorare alle ceramiche”. In questo periodo raccolse alcuni sassi sulla spiaggia e poi li portò a casa e li esaminò; queste osservazioni sono state poi pubblicata nel un libro del 1971 Da lontano era un’isola in cui, pagina dopo pagina, Munari ha rivelato i mondi nascosti dietro a questi sassi: c’è ad esempio Il sasso che sembra un’isola, senza le nuvole e il mare; oppure il sasso che può sembrare il fianco di una montagna (…)  e in uno dei sentieri che portano alla vetta si vede (se uno vuole) una comitiva di turisti svizzeri uno dei quali è a piedi nudi (incredibile!). Si tratta di mondi racchiusi nella struttura stessa dei sassi e che possono essere scoperti solo osservandoli da vicino (e con la dovuta fantasia)

L’osservazione verso i propri materiali di lavoro e il loro utilizzo sperimentale, il coinvolgimento del pubblico e un’indagine sulle modalità di percezione sono aspetti che accomunano anche i tre artisti invitati. Le opere che presentano si pongono in dialogo con lo spazio espositivo, adattandosi o opponendosi ad esso; oggetti e installazioni preesistenti sono riformulati e ricombinati in relazione al luogo.

In particolare, alla base del lavoro di Katinka Bock (1976 Francoforte, vive a Parigi) troviamo un’indagine sulle modalità di visualizzazione dei processi e delle sequenze temporali e di percezione degli spazi espositivi e una riflessione sulle forze esistenti i natura. Nei suoi oggetti in ceramica e in bronzo spesso adotta delle forme caratteristiche dei luoghi circostanti alla sede espositiva: ad esempio include nel processo di fusione delle parti di piante, assumendo la natura come parte integrante delle proprie sculture. Anche nelle sue installazioni lavora spesso con materiali precari come l’argilla cruda, la sabbia o il legno, portando – anche in questo caso – il mondo esterno all’interno dello spazio espositivo.

Anche le sculture di Giulia Cenci (1988 Cortona, vive in Amsterdam) creano un rapporto con il luogo che ospita la mostra, sviluppandosi al suo interno e creando una sorta di paesaggio dimenticato. Forme e strutture di derivazione sia organica sia industriale – come ad esempio cavi, pezzi di plastica e metallo o legno– sono raggruppati e dispersi nello spazio, innescando innumerevoli possibili associazioni ma senza mai lasciarsi intrappolare in una singola definizione. Questi lavori danno l’impressione di una disposizione provvisoria, mutevole, in costante mutamento, in cui il visitatore si muove adattando e cambiando costantemente a sua volta il proprio approccio. Giulia Cenci sviluppa infatti i suoi lavori adattandoli sempre allo spazio in cui si collocano, creando in ogni occasione espositiva nuove sequenze e nuove narrazioni.

Philipp Messner (1975 Bolzano, vive a Monaco) indaga attraverso i suoi lavori la nostra percezione e i rapporti tra oggetto e osservatore. Nella sua installazione Clouds del 2016 ha fatto sparare neve artificiale colorata nel prato a sud dell’Alte Pinakothek di Monaco, affrontando così con un’operazione di forte impatto la nostra idea di naturale e artificiale e creando un “campo pittorico calpestabile”.
Analogamente, nei suoi lavori più recenti, Messner sfida le nostre abitudini visive, lavorando frammenti di marmo con pigmenti colorati e creando così delle composizioni che disturbano e affascinano al contempo e che si pongono al di là delle tradizionali distinzioni tra pittura e scultura.

Munari descrive così i suoi sassi: Da lontano era un’isola, con le sue costruzioni, le terrazze, i vari piani inclinati. Non si vedono persone o animali, anche i gabbiani stanno lontani. Girando dietro l’isola si vede la parte più selvaggia, inabitabile anche perché quest’isola è una pietra grande sei per quattordici centimetri, più piccola di un gabbiano junior.

Attraverso le modalità differenti con cui si confrontano con i materiali e lo spazio espositivo, Katinka Bock, Giulia Cenci und Philipp Messner permetteranno di scoprire una nuova isola in ciascun piano del museo.


Tutte le citazioni di Bruno Munari sono riprese da: Da lontano era un’isola, Emme edizioni 1971 (rist. Corraini 2006)

Same same but different

21/04/2018 - 08/07/2018

Same same but different

a cura di Laura Barreca e Christiane Rekade

 

artisti: Claudia Barcheri, Ingrid Hora, Loredana Longo, Christian Martinelli, Ignazio Mortellaro, Studio++

 

Conferenza stampa Merano Arte 19 aprile, ore 11.00

 

Merano Arte, inaugurazione: venerdì 20 aprile 2018, ore 19.00

Con performance di Ingrid Hora e Volkstanzgruppe Untermais

 

Museo Civico di Castelbuono, inaugurazione: domenica 6 maggio 2018, ore 12.00

Con performance di Ingrid Hora e le asine di Castelbuono

 

 

 

 

 

La mostra collettiva Same same but different nasce dalla collaborazione tra due istituzioni che si trovano rispettivamente nelle regioni più a nord e più a sud d’Italia, Merano Arte e il Museo Civico di Castelbuono (Palermo), e indaga insieme a un gruppo di artisti (tre per ciascuna regione) l’attuale situazione, le condizioni di vita e di produzione artistica in Sicilia e in Alto Adige.

Le due mostre si terranno dal 21 aprile all’8 luglio 2018 al Kunstmeran e dal 7 maggio al 22 luglio al Museo Civico di Castelbuono.

A partire da due realtà storicamente e geograficamente differenti, lo scopo di questa mostra è quello di indagare le dinamiche socioculturali e antropologiche che si manifestano tra la Sicilia e l’Alto Adige, che riguardano quindi tutta l’Italia. Same same but different intende offrire nuovi punti di vista dai due punti più estremi dell’Italia e quindi una riflessione sulle diversità e sulla complessità di questo Paese.

I sei artisti sono invitati a riflettere sul dibattito sociale contemporaneo che oggi interessa non solo il nostro Paese, ma l’Europa e il Mediterraneo. Partendo da due condizioni geografiche completamente differenti l’obiettivo è quello di sottolineare come proprio in Italia, tra la Sicilia e il Alto Adige, si possano configurare dinamiche che poi si manifestano su scala europea. Ad esempio attorno ai valori dell’integrazione o dell’esclusione, dell’accoglienza e delle gerarchie culturali e identitarie. Quale identità oggi è possibile disegnare in Europa e nelle sue nazioni? Quali nuovi caratteri si stanno progressivamente inserendo all’interno di uno scenario internazionale. A cosa corrispondono oggi i concetti di “confine” e di “nazione”? E all’interno del contesto italiano, quale condizione culturale e quali differenze esistono tra Nord e Sud?

Come scrive il Rolf Petri (Professore Ordinario di Storia Contemporanea all’Università Cà Foscari di Venezia): “I paradossi del confine nazionale tradiscono infatti un’insicurezza di fondo, una difficoltà irrisolta e forse irresolubile dell’identificarsi con la nazione in termini totalizzanti. E non si tratta di una certa liquefazione dell’identità nazionale, altrimenti appagante e solida, verso i bordi geografici, dove la comunità nazionale si espone al promiscuo contatto con l’Altro. Piuttosto, i confini rappresentano un simbolo particolarmente incisivo del bilico tra inclusione ed esclusione dell’altro che tiene in sospeso, e pertanto in vita, l’identità nazionale tout court”.

Oltre alla situazione di confine, un’altra caratteristica importante che accomuna le due regioni è la posizione chiave di collegamento tra Nord e il Sud: mentre l’Alto Adige collega l’Italia con l’Europea Centrale, guardando alla cultura occidentale, la Sicilia si trova in una condizione centrale all’interno del Mediterraneo, direttamente connessa a scenari geopolitici mediorientali.

Il titolo Same same but different riprende il modo di dire tailandese-inglese (“tinglish”) “uguale uguale, ma diverso”. A partire da questa espressione diffusa internazionalmente, la mostra si confronta con problematiche attuali come il concetto di appartenenza a una comunità. In preparazione della mostra sono stati organizzati due incontri, rispettivamente a Merano e a Castelbuono, che hanno costituito per gli artisti un’occasione di confronto con i due diversi territori, anche grazie al coinvolgimento di differenti professionalità, come storici, curatori, restauratori, direttori di musei del territorio, allevatori di asini.. I lavori che saranno proposti in questa doppia mostra restituiscono quindi anche le riflessioni scaturite da queste esperienze.

Claudia Barcheri, artista di Brunico attiva a Monaco, realizza un gruppo di lavori a partire dal logo sul retro dei documenti “Repubblica Italiana”, scelto per il suo riferimento ai temi dell’appartenenza, dell’identità ma anche a una dimensione autobiografica; per Same same but different l’artista ricostruirà il logo con dei materiali plastici lavorati come dei rilievi, che metterà in dialogo con gli spazi espositivi dei due musei.

Ingrid Hora, nata a Bolzano, vive e lavora a Berlino, propone un lavoro in cui elementi folcloristici, storici e sociali sono trasposti in rappresentazioni visuali e performance, riallacciandosi alla figura tradizionale altoatesina delle “mungitrici” e all’attuale adozione a Castelbuono di asinelle, anch’esse legate alla civiltà contadina, per la raccolta differenziata porta a porta.

Loredana Longo, catanese attiva a Milano, si interroga attraverso il lavoro appositamente pensato per la mostra “NOI/LORO, LORO/NOI” sull’alterità, sulla contrapposizione costantemente presente tra un “noi” e un “loro” che implica una differenza, sia di carattere geografico, sociale, politico, di genere o anagrafico.

Christian Martinelli, fotografo e reporter nato a Merano, di origini sarde e trentine, al momento attivo tra Innsbruck e Merano, proporrà un progetto che l’ha visto percorrere tutte le coste italiane con una gigantesca macchina fotografica di alluminio creata da lui stesso. La serie di immagini ottenute con questo procedimento ci restituisce una visione dei confini non tanto in qualità di luoghi geografici ma piuttosto come impressioni poetiche e quasi astratte.

Lo scultore palermitano Ignazio Mortellaro proporrà una riflessione sul concetto di misurazione, a partire dal recupero di sistemi precedenti all’importazione del sistema metrico e strettamente legati al corpo (la lunghezza del braccio, del passo, del palmo…) e differenti in ogni regione. Egli indaga così, considerando la standardizzazione dei sistemi di misurazione come esito dell’unità d’Italia, i significati di unità e unificazione.

Studio++, collettivo artistico di base a Firenze, propone invece una declinazione di un progetto nato come opera web, immateriale: Navigare è infatti una ripresa in diretta dalla prua di una nave da crociera intercontinentale, catturata da una web-cam e diffusa su internet. L’opera, che intende proporre una riflessione sulla navigazione come strumento e metafora di conoscenza, si “materializza” per la prima volta all’interno di in un contesto museale.

La mostra si terrà parallelamente a Castelbuono e a Merano, impegnando tutti gli artisti a lavorare su un doppio binario, in modo tale da procedere in una modalità dialogica.

La mostra al Museo Civico di Castelbuono è inserita nel programma delle iniziative di Palermo Capitale della Cultura Italiana 2018 ed è un evento collaterale di Manifesta 12, Biennale Europea d’Arte Contemporanea.

È prevista una pubblicazione in italiano, tedesco e inglese, con testi delle curatrici e di Valentina Bruschi e Anna Zinelli, edita a Arianna Edizioni.

Into the Wild

Gina Folly, Linda Jasmin Mayer, Alek O., Stefano Pedrini, Luca Trevisani

10/02/2018 - 08/04/2018

Dal 10 febbraio all’8 aprile 2018, Merano Arte ospita la mostra Into the wild, curata da Christiane Rekade, direttrice artistica di Merano Arte, che presenta le opere di cinque artisti - Gina Folly,  Linda Jasmin Mayer, Alek O., Stefano Pedrini, Luca Trevisani - le cui ricerche si sono confrontate con la percezione e la rappresentazione odierne della natura e con la contrapposizione tra naturale e artificiale.

 

 

 

 

Con questa rassegna, Merano Arte continua l’approfondimento delle tematiche della natura e del paesaggio in ambito artistico avviato nel 2017 con le personali di Helen Mirra e Gianni Pettena.

In epoca moderna e ancor di più in quella contemporanea, l’idea di natura si è via via persa a causa dell’industrializzazione e dei conseguenti processi di urbanizzazione e razionalizzazione del lavoro.

Fin dal XIX secolo, è nato un forte interesse per i parchi coltivati, le serre e giardini zoologici. Merano, in particolare, la cui affermazione come centro termale è iniziata in modo significativo proprio in questo periodo, è stata oggetto di diversi interventi, come la famosa passeggiata botanica, che prende il nome dal suo iniziatore e realizzatore, il medico Franz Tappeiner (1816-1902). Questi, appassionato di botanica, nel corso della sua vita, raccolse un erbario di oltre 6000 specie di piante, anche di provenienza locale.

Nel presente post-digitale, la natura di un salvaschermo ci è più familiare dell’ambiente reale. Essa diventa un luogo per cui proviamo nostalgia: l’idea della natura, di un ritorno alla natura come alternativa a un presente complesso e dominato dalla tecnologia.

Into the wild prende avvio proprio da alcuni esempi dell’erbario di Tappeiner, oggi conservati presso il Museo Ferdinandeum di Innsbruck. Accanto a essi si trovano le ricerche dei quattro artisti.

Gina Folly (1983, Zurigo) considera quelle connessioni talvolta assurde che derivano dagli sforzi tipici del nostro tempo per raggiungere un’armonia tra corpo, spirito e ambiente, in cui la natura sembra ormai un prodotto “lifestyle”. L’artificialità e l’arte diventano parte di un’osservazione del tempo del Power Yoga e delle sostanze probiotiche e bioattive.

Alek O. (1981, Buenos Aires) lavora con materiali preesistenti rendendoli opere d’arte, come ad esempio nella sua installazione “L’impero delle Luci” alla Galleria Frutta di Roma, in cui aveva utilizzato delle foglie raccolte e fatte essiccare. A Merano realizzerà e un intervento site specific appositamente pensato per gli spazi di Merano Arte.

Luca Trevisani (1979, Verona) inserisce materiali naturali ripresi dal mondo animale e vegetale nelle sue sculture e nelle sue installazioni effimere, proponendo una riflessione al contempo poetica e formale sulla loro origine e sul loro significato nel presente. Nel suo recente film Sudan ritrae l’ultimo esemplare vivente di rinoceronte bianco, che non è più in grado di riprodursi. Tutti i maschi della sua specie sono stati uccisi infatti dai bracconieri a causa del valore del loro corno, venduto in Cina come afrodisiaco.

I dipinti di Stefano Pedrini (1980, Sondrio) sono costituiti da un denso accumulo di segni, rappresentazioni grafiche di elementi che simboleggiano la natura; Pedrini riempie la tela di palme o foglie definite da poche pennellate, con un’azione quasi meccanica, creando così una struttura fitta e ornamentale. Ispirate alla surf culture, queste opere sembrano collocarsi tra dei “pattern” e delle sorte di “mandala”.

L’artista meranese Linda Jasmin Mayer (1986) mostra in modo vivido nella sua video-installazione “Parallel World” come una spedizione in luoghi selvaggi, in questo caso nell’Antartide, possa significare al contempo una spedizione nel proprio io e come la natura e il paesaggio riflettano il proprio stato d’animo.

Into the Wild riprende il titolo dell’omonimo film, diretto da Sean Penn, in cui uno studente di famiglia agiata viaggia da solo nelle terre selvagge dell’Alaska, per confrontarsi con le sfide di una vita più semplice e lontana dalla civiltà.

 

In collaborazione con: artVerona/Level Zero 2017.

Il contributo di Gina Folly è sostenuto da Pro Helvetia.

 

 

Inaugurazione: venerdì 9 febbraio, ore 19.00

 

Image: Luca Trevisani, Il secco e l'umido, 2016, courtesy the artist & Galerie Mehdi Chouakri, Berlin

HELEN MIRRA Camminare, tessere - GIANNI PETTENA Architetture naturali

22/07/2017 - 24/09/2017

All’interno delle loro differenti pratiche artistiche, i due artisti combinano il confronto continuo con il paesaggio, i nostri movimenti al suo interno e il nostro rapporto con la Natura. Le due mostre creano un collegamento tra i paesaggi degli Stati Uniti e del Sudtirolo, luoghi che hanno sperimentato entrambi gli artisti, e che hanno influenzato fortemente il loro percorso.

HELEN MIRRA Camminare, tessere

La pratica artistica di Helen Mirra (Rochester, New York, 1970) si basa su una serie di gite a piedi, nel corso delle quali l’artista raccoglie esperienze e reperti che, poi vengono elaborati per divenire opere d’arte, assumendo la forma di oggetti minimalistici, sculture, fotografie, tessiture.

Merano Arte ha invitato Helen Mirra a trascorrere un mese a Merano per sviluppare un progetto appositamente ideato per la mostra, in occasione della quale sarà presentato un nuovo nucleo di opere, frutto di questa ricerca, accanto a lavori preesistenti.

All’interno del percorso, verrà presentata la collezione Standard Incomparable (2016/2017), una raccolta di tessuti prodotti in tutto il mondo da persone diverse, secondo i parametri stabiliti dall’artista.

GIANNI PETTENA Architetture naturali  

Gianni Pettena è tra i fondatori, nonché uno dei membri più rappresentativi del movimento architettura radicale. La sua pratica artistica si colloca tra l’arte concettuale e la Land Art. Pettena - che nel corso degli anni ha svolto attività di architetto, artista e critico d’arte -  sviluppa le proprie opere (installazioni, fotografie, disegni e progetti) osservando la Natura e il paesaggio, secondo una prassi attraverso la quale egli scandaglia e spesso dissolve, i confini tra Arte e Architettura.

Nell’ambito della mostra, Merano Arte presenterà una selezione di fotografie, disegni e installazioni incentrati sul rapporto con la Natura e il legame con i paesaggi sudtirolese e statunitense, insieme ad un’Installazione site-specific.
 

Chi è ancora austriaco?

29/04/2017 - 09/07/2017

In occasione del 700° anniversario dell’ordinamento della città di Merano, l’esposizione curata da Luigi Fassi, presenta le opere di cinque artisti - Nicolò Degiorgis, François-Xavier Gbré, Runo Lagomarsino, Sonia Leimer, Renato Leotta - che s’interrogano sulle mutazioni storiche e sociali che hanno interessato la città altoatesina.

Il titolo dell’esposizione s’ispira a quello dell’articolo - Bin ich ein Österreicher? - apparso il 20 agosto 1916 sulle pagine del giornale di guerra Tiroler Soldaten Zeitung. L’autore è lo scrittore Robert Musil, allora sottotenente dell’esercito austriaco, al quale è affidata la direzione del giornale. Nel suo pezzo, Musil si domanda di quale nazionalità si stia parlando.

“Sono austriaco, se ho diritto di cittadinanza a Vienna, Graz, Trieste o Trento?” “Domanda oziosa” mi si ribatterà, “certo che sei austriaco!” Eppure la domanda non è per nulla ingiustificata, perché, cosa strana, il concetto di “Austria” non è fissato espressamente per legge. Quindi, nemmeno i cittadini di quello Stato che legalmente dovrebbe chiamarsi “Austria” si riconoscono di fatto come “austriaci”. Prova a domandare a un contadino in Galizia, a un calzolaio in Carniola, a un avvocato in Boemia, a un maestro di scuola di Vienna, a un sacerdote del Tirolo settentrionale e a un giudice del Tirolo meridionale che cosa siano. Riceverai sicurissimamente come risposta: un polacco, uno sloveno, o forse un carniolano, un boemo-tedesco o un cèco, un basso-austriaco o comunque un austro-tedesco, un tirolese, un italiano. Nessuno, alla tua domanda così semplice, risponderà con altrettanta semplicità: “sono austriaco!” (Sono austriaco? In La guerra parallela, Trento, Reverdito, 1987, p. 23).

Il percorso prende proprio avvio dalla riflessione di Musil per riproporla oggi, a poco più di un secolo di distanza dalla sua pubblicazione, intrecciando tra loro storie, domande e interpretazioni legate alle mutazioni storiche e sociali che hanno interessato la città di Merano.

La rassegna è costruita attorno alle nuove opere realizzate appositamente per questo appuntamento da cinque artisti italiani e internazionali che hanno trascorso un periodo di soggiorno e residenza a Merano come ospiti di Merano Arte, dando avvio a una serie di ricerche e progetti ideati esplorando la città, la sua storia, la sua architettura, il paesaggio e il suo ambiente sociale.

In mostra molteplici prospettive di analisi si sommano e sovrappongono tra loro, dando vita a inediti paradigmi d’interpretazione del tempo presente. Il progetto non è dunque solo una mostra su Merano, ma una narrazione che prendendo avvio dalla storia recente della città, racconta i mutamenti epocali in atto nella società europea e nel mondo globale.

La storia meranese è storia di una costante ricerca di autonomia, quella perseguita dai territori sudtirolesi sotto il governo austro-ungarico, durante la lotta antinapoleonica e nel confronto politico per mantenere e ampliare le libertà amministrative e culturali dopo i due conflitti mondiali. Il contributo della storia meranese è quello di un cosmopolitismo naturale, costruito su autonomia, multilinguismo, dialogo geografico tra nord e sud, interazione tra cultura mitteleuropea e mediterranea. La vicenda di Merano è così una storia di permeabilità e confini porosi, determinata dal suo ruolo di Kurstadt (città di cura) nel corso dei secoli. In un momento storico in cui in Europa la crisi del concetto di stato-nazione non riesce ancora a risolversi in uno sviluppo condiviso verso un’idea di sovranazionalismo democratico, Wer ist noch Österreichisch? intende così esplorare l’eredità e la storia multiculturale di Merano, prendendola a modello di una più ampia riflessione sulla contemporaneità.

 

ITALOMODERN 1 + 2

Architettura nell'Italia del Nord 1946 – 1976

23/04/2016 - 26/06/2016

Una panoramica dell’architettura del dopoguerra nell'area dell'Italia settentrionale

Un progetto di Martin e Werner Feiersinger e  aut. architektur und tirol - Innsbruck

Nel 2011 Martin e Werner Feiersinger grazie alla mostra “ITALOMODERN” e alla pubblicazione del volume omonimo, offrivano una panoramica esaustiva dell’architettura del dopoguerra sviluppatasi nell’area dell'Italia settentrionale. La selezione operata dall'architetto Martin Feiersinger e dell'artista Werner Feiersinger proponeva una serie di architetture ascrivibili alle correnti del neorealismo, del razionalismo, del brutalismo e dell'architettura organica. Il successo e il grande interesse suscitato da “ITALOMODERN 1” ha spronato Martin e Werner Feiersinger a proseguire la loro attività di ricerca, i cui risultati hanno condotto alla nascita di “ITALOMODERN 2”.

 Per la prima volta, Merano Arte riunisce le esperienze di ITALOMODERN, in una mostra in programma dal 23 aprile al 26 giugno 2016.

La panoramica offerta dall'esposizione è una grande sintesi nella quale trovano posto sia progetti celebri che meno noti. Scevra da censure ideologiche e formali, la rassegna presenta uno spaccato di 30'anni di sviluppo architettonico nell'Italia del nord e quindi anche in Alto Adige.

Accanto agli edifici di Edoardo Gellner a Corte di Cadore e di Armando Ronca a Bolzano, vengono proposti anche quelli progettati da Ettore Sottsass, Vico Magistretti, Carlo Scarpa e da altre icone dell’architettura regionale, realizzati tra il 1946 e il 1976. Queste strutture – che a volte appaiono esotiche all’interno della scena architettonica locale – insieme agli esempi provenienti da altre regioni, offrono una panoramica ricca di variazioni.

Il percorso espositivo e i due volumi raccolgono 220 esempi di edifici, che costituiscono delle  espressioni esemplari per comprendere un periodo di progresso culturale ed economico, nel corso del quale si riconosceva all’architettura la possibilità di plasmare il futuro. L'ambito geografico si estende da Bolzano a Colle Val d'Elsa, da Trieste a San Remo, così come dalle rive del mare Adriatico fino a 2000 metri d'altitudine. Si va dalle piccole palazzine ad uso abitativo, fino al gigantismo degli odierni complessi residenziali, dalle architetture funzionaliste, ai progetti audaci o edifici del tutto singolari realizzati da architetti non necessariamente noti al grande pubblico.

Mentre il focus della selezione nel primo progetto era costituito da edifici situati in particolare nelle aree urbane tra Torino e Trieste, nella seconda parte, l’interesse si estende fino all'Alto Adige e alle regioni alpine. Le condizioni topografiche e climatiche molto diverse tra loro, i vari contesti e "scuole", della storia architettonica, così come l'approccio tipologico eterogeneo dei singoli architetti, danno vita a una tensione, sottolineata dalle fotografie che traducono perfettamente gli ambienti, l'illuminazione e le singole posizioni.

 

Progetti in mostra di:

Franco Albini • Asnago & Vender • Giovanni Astengo • Carlo Aymonino • Mario Bacciocchi • Luciano Baldessari • Bartoli & Baldassini • BBPR • Gino Becker • Giandomenico Belotti • Aldo Bernardis • Dante Bini • Pietro Bottoni • Bucci & Trinci • Luigi Caccia Dominioni • Guido Canella • Mario Cavallé • Cappai & Mainardis • Enrico Castiglioni • Celli & Tognon • Mario Cereghini • Luigi Carlo Daneri • Carlo De Carli • Giancarlo De Carlo • Edoardo Detti • Marco Dezzi Bardeschi • Marcello d’Oliva • Angelo Di Castro • Annibale Fiocchi • Figini & Pollini • Gabetti & Isola • Mario Galvagni • Gambirasio & Zenoni • Ignazio Gardella • Edoardo Gellner • Vittorio Giorgini • Vittorio Gregotti • Gresleri & Varnier • Antonio Guacci • Sergio Jontof Hutter • Jaretti & Luzi • Adalberto Libera • Antonio Macconi • Vico Magistretti • Angelo Mangiarotti • Giovanni Michelucci • Giulio Minoletti • Carlo Mollino • Filippo Monti • Riccardo Morandi • Bruno Morassutti • Carlo Moretti • Luigi Moretti • Robaldo Morozzo della Rocca • Nicola Mosso • Saverio Muratori • Sergio Musmeci • Giovanni Muzio • Pier Luigi Nervi • Ico Parisi • Gabriella Padovano, Cesare Blasi, Ugo La Pietra, Albero Seassaro • Luigi Pellegrin • Giuseppe Pizzigoni • Gio Ponti • Paolo Portoghesi • Giorgio Raineri • Leonardo Ricci • Ridolfi & Frankl • Armando Ronca • Aldo Rossi • Giuseppe Samoná • Maurizio Sacripanti • Leonardo Savioli • Carlo Scarpa • Ettore Sottsass sen. • Ettore Sottsass jun. • Pierluigi Spadolini • Dino Tamburini •  Giuseppe Vaccaro • Gino Valle • Enzo Venturelli • Virgilio Vercelloni • Vittorio Viganò • Nanda Vigo • Villa & Zibetti Ribaldone • Enrico Villani • Marco Zanuso • Bruno Zevi

Pubblicazioni:

A giugno del 2015, in occasione delle mostre "ITALOMODERN 1" ospitata presso il vai (Vorarlberger Architektur Institut) e  "ITALOMODERN 2"  proposta all'aut. architektur und tirol di Innsbruck,

è stata pubblicata una nuova edizione di “ITALOMODERN 1”  (volume pluripremiato e in precedenza da tempo fuori stampa) a cura di Park Books e, da ottobre 2015, grazie ad un'ulteriore collaborazione tra vai (Vorarlberger Architektur Institut) e aut. architektur und tirol è disponibile anche “ITALOMODERN 2”, nel quale Martin e Werner Feiersinger approfondiscono l’analisi delle espressioni architettoniche nell’area interessata dalla ricerca, che si allarga da Bolzano a Colle di Val d’Elsa, da Trieste a San Remo e da Adria fino ad un altitudine di 2.177 metri.

I libri propongono i 132 edifici con un ordine rigorosamente cronologico. Ogni progetto è documentato con un breve testo, planimetrie recenti e numerose fotografie che trasmettono, da un punto di vista soggettivo, lo stato attuale delle costruzioni. La pubblicazione include anche le biografie di tutti gli architetti rappresentati, integrata da ricordi personali di Martin Feiersinger che permettono di tracciare lo sviluppo di relazioni e collaborazioni.

Editore: aut. architektur und tirol in collaborazione con l’Istituto di Architettura di Vorarlberg

Concetto: Martin Feiersinger, Werner Feiersinger, Arno Ritter

Fotografia: Werner Feiersinger, Martin Feiersinger

Progetto grafico: Willi Schmid, Vienna

Assistente editoriale: Michaela Zöschg, Christian Nikolaus Opitz park Books

Volume 1: 352 pagine, 227 illustrazioni a colori, 112 piani, 16,5 x 22 cm

ISBN 978-3-906027-98-2, euro 45,00

Volume 2: Paperback, 552 pagine, 360 illustrazioni a colori e 165 piani, 16,5 x 22 cm

ISBN 978-3-906027-99-9, euro 48,00


Pubblicato con il sostegno della Divisione Artistica della Cancelleria Federale, Ufficio del Governo Regionale Tirolese - Assessorato alla Cultura e Territorio.

Martin Feiersinger

Nato nel 1961 a Brixlegg; vive e lavora a Vienna 1975-1980 HTL per l'edilizia del soprassuolo, Innsbruck 1981-86 studi presso l'Accademia delle Arti Applicate, Vienna 1987-89 studi presso la Rice University, Houston dal 1989 libero professionista a Vienna.

Numerosi edifici tra i quali 1991-1998 Europan 2, Complesso residenziale in Colerus-gasse, Vienna; 1991-93 Pavillon, Wiener Neustadt; (insieme a Werner Feiersinger) 1993-98 Giardino d'infanzia e centro di consulenza per i genitori Grosserweg, Vienna; 2000-03 Casa Bogner, Brixlegg;

2002-05 Abitazione e fattoria "Brizerhaus" Ramsau; 2005-12 Casa in legno Monika Scheitnagl, Fügen; dal 2006 Complesso residenziale Kudlich-straße, St.Pölten (alla terza fase costruttiva); 2010-14 Casa Walter Bliem, Ramsau; 2013-14 Teatro all'aperto di Wagram, Königsbrunn am Wagram (insieme con Werner Feiersinger.)

Werner Feiersinger

Nato nel 1966 a Brixlegg; vive a Vienna 1984-89 studi presso l'Accademia di Arti Applicate di Vienna e dal 199 al 1993 alla Jan van Eyck Academy di Maastricht. 1999 Professore ospite presso l'École nationale supérieure des Beaux Arts de Lyon 2002-06 Docente presso l'Università Tecnica di Vienna 2006-08 Professore ospite presso l'Università di Arti applicate di Vienna.

Numerose mostre personali e collettive in tutto il mondo, tra le più recenti: 2015 "AAA Ein Kunstprojekt im öffentlichen Raum", Zurigo; "Schlaflos", 21er Haus, Vienna; galleria "SECTOR 17", Galleria Martin Janda, Vienna; 2014 "Vorzeichen", RLB ponte dell'arte, Innsbruck; "Gegenwart der Moderne", MUMOK, Vienna; "Artists Engaged? Maybe", Fundacao Gulbenkian, Lisbona; 2013, "Passage", O&O Depot, Berlino; "Rain, Steam and Speed" Sommer & Kohl, Berlino; "Under 10 - Wertvolles en miniature", Museum Wien, Vienna; 2012 "Expanded Field", Galerie Bob van Orsouw, Zurigo; " Die Sammlung #2", 21er Haus, Vienna; 2011 "In the first circle", Fundació Antoni Tàpies, Barcellona; "Erschaute Bauten. Architektur im Spiegel zeitgenössischer Kunstfotografie", MAK, Vienna.

 

Programma attività collaterali:

Giovedì 21 aprile ore 19.00, conferenza "Edifici diversi", relatore Martin Feiersinger

Sabato 23 aprile, gita in Veneto con il curatore Martin Feiersinger

Venerdì 6 maggio, ore 19.00, alla Libera Università di Bolzano, conferenza "La cittá di Armando Ronca. Un architetto per Bolzano moderna 1935-1970", Relatore: Prof. Jörg Stabenow Introduzione: Arch. Christoph Mayr Fingerle

Venerdì 20 maggio, ore 19.00 conferenza "Architettura come espressione plastica" relatore Antonio Macconi

Giovedì 9 giugno 2016 ore 19.00 - 21.00 "Alla ricerca dell'architettura moderna a Merano" Visita guidata alla città con l'Arch. Magdalene Schmidt

Markus Vallazza - Il disegnatore di mondi

09/07/2016 - 04/09/2016

Mostra in occasione degli ottant’anni dell'artista

A cura di Günther Oberhollenzer

Inaugurazione: venerdì 8 luglio 2016

 

Dal 9 luglio al 4 settembre 2016, Merano Arte celebra Markus Vallazza, con un'ampia retrospettiva realizzata in occasione del suo ottantesimo compleanno.

L’esposizione, curata da Günther Oberhollenzer, omaggia un importante autore mettendo a fuoco il ruolo fondamentale svolto all'interno dell'arte altoatesina degli ultimi 50 anni, ma la cui fama si è spinta ben oltre i confini nazionali. Markus Vallazza, infatti, va annoverato come uno dei più significativi disegnatori e incisori d’Europa.

La retrospettiva offre un punto di vista selettivo che esplora alcune fasi creative di Vallazza, come il ciclo dedicato ad Oswald von Wolkenstein o i lavori per il Don Chisciotte. Accanto a quella di disegnatore e incisore, anche l'attività di pittore e letterato ha giocato un ruolo imprescindibile nella sua carriera. Il percorso espositivo presenta, oltre a numerosi lavori celebri, anche opere meno note o totalmente inedite.

Markus Vallazza. Disegnatore, incisore, poeta, ribelle, cittadino del mondo. Con fare appassionato, l'artista altoatesino ha saputo interpretare  – e non solo illustrare – innumerevoli opere provenienti dal mondo letterario. Con Oswald von Wolkenstein ha oltrepassato i confini della propria terra natia, con Dante Alighieri ha percorso la selva oscura, sofferto l'inferno e creato un paradiso del tutto personale. Con Friedrich Nietzsche ha perlustrato il quadro socio-culturale e le ossessioni segrete. Il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes è stato e continua ad essere per lui un compagno fedele, con il quale condividere la consapevolezza che anche il fallimento possa essere un bene: il "nobile Cavaliere dalla Trista Figura" ha combattuto non solo contro i mulini a vento, ma anche contro l'ignoranza politica. Testi da Orazio e Arthur Rimbaud, dalle saghe dolomitiche, fino alle poesie di Friederike Mayröcker, sono stati raccontati nuovamente da Vallazza attraverso il disegno.

La vita e la musica di Wolfgang Amadeus Mozart sono tornate a riecheggiare tramite il suo pennino, artisti stimati e amici - Alfred Kubin,  H. C. Artmann ma anche Norbert C. Kaser - sono stati immortalati in ritratti dal carattere intimo.

I temi affrontati da Vallazza riguardano la vita e la morte, l'amore e la sensualità. L’artista invita l'osservatore ad immergersi nei suoi disegni e nelle sue incisioni, a partecipare al suo mondo su carta: un universo personale ed emozionale, esuberante e caotico, terribile e bellissimo.

La mostra è accompagnata da un libro d'artista edito da Edizioni Folio Bolzano / Vienna.

Accanto ad un saggio di Günther Oberhollenzer, il contributo di Ennio e Ivana Casciaro, Sabine Gruber così come Rudolf Schönwald si accosta alle opere grafiche, Alma Vallazza e Christine Vescoli gettano invece uno sguardo sull'opera letteraria di Vallazza. I testi, le poesie e le foto dell'artista, nonché dichiarazioni di compagni, artisti e scrittori, completano la panoramica su questa straordinaria personalità artistica.

 

                                                          

Francesca Woodman & Birgit Jürgenssen

Opere dalla COLLEZIONE VERBUND, Vienna

27/06/2015 - 20/09/2015

FRANCESCA WOODMAN & BIRGIT JÜRGENSSEN
Opere dalla COLLEZIONE VERBUND, Vienna

 

Durata della mostra: 27 Giugno - 20 Settembre 2015


A cura di Gabriele Schor
Direttrice della COLLEZIONE VERBUND, Vienna


Merano Arte presenta un'ampia selezione di opere realizzate da due tra le più importanti esponenti femminili dell'arte contemporanea: la fotografa italoamericana Francesca Woodman (1958–1981) e l'artista austriaca Birgit Jürgenssen (1949–2003). La collaborazione con COLLEZIONE VERBUND è la seconda dopo la mostra personale dedicata all'opera giovanile dell'artista Cindy Sherman.

I lavori delle artiste, oltre che a livello estetico e concettuale, dialogano felicemente anche in senso storico, poiché rappresentano due degli esempi più alti dell'Avanguardia Femminista degli anni Settanta, termine coniato tra l'altro dalla direttrice della COLLEZIONE VERBUND Gabriele Schor.Nonostante non si siano mai incontrate, numerosi sono i parallelismi possibili tra le loro opere: la messa in scena del soggetto, la fragilità dell'esistenza umana e soprattutto il confronto critico con la tematica del corpo femminile nell'espressione artistica. Le fotografie performative realizzate dalle due artiste sono state scattate nella sfera protetta dell'atelier, solitamente utilizzando l'autoscatto. Entrambe si sono avvalse di pratiche di matrice surrealista per emancipare il loro linguaggio espressivo e hanno utilizzato il corpo come strumento formale per interrogare e mettere in discussione il proprio essere e la propria identità, ma anche per delineare una nuova immagine della donna. Il corpo nella loro opera è concepito tutt'altro che come "natura" o "oggetto sessuale", è opera d'arte in sé.

 

Immagine principale: Birgit Jürgenssen, Ohne Titel (Sè con pelliccia), 1974 / 1977-1978 © Estate Birgit Jürgenssen, Bildrecht, Vienna, 2015 / courtesy Galerie Hubert Winter, Vienna / SAMMLUNG VERBUND, Vienna e Francesca Woodman, Self portrait talking to Vince, Providence, Rhode Island, 1977-1999. Courtesy George and Betty Woodman, New York / SAMMLUNG VERBUND, Vienna

FROM & TO

Tony Fiorentino, Leander Schwazer, Sonia Leimer, Julia Frank, Roberto Pugliese, Diane Blondeau, Lorraine Châteaux, Quentin Derouet, Vivien Roubaud, Thomas Teurlai

13/02/2015 - 13/02/2015


Durata della mostra: 7 Febbraio - 12 Aprile 2015


A cura di Éric Mangion e Valerio Dehò


Il progetto "FROM & TO" è nato nel 2007 a Merano Arte ed è stato qui replicato anche nel 2011. Nelle edizioni precedenti alcuni artisti italiani selezionati hanno invitato un artista straniero di cui apprezzavano il lavoro, a lavorare a quattro mani o a produrre dei lavori su un tema comune. In occasione di questa edizione 2014-2015, il progetto si è sviluppato in forma rinnovata ed è diventato un’occasione d’interscambio culturale tra Francia e Italia.

Cinque artisti italiani e cinque artisti francesi sono stati invitati a realizzare una mostra insieme. Il tutto ha preso inizialmente forma tra il 2013 e il 2014, attraverso incontri, workshop e corrispondenze. Il primo workshop ha avuto luogo a luglio 2013 a Villa Arson. Il secondo si è tenuto a Merano Arte l’ottobre seguente. Una piattaforma web è stata appositamente creata per facilitare il dialogo e gli scambi tra gli artisti partecipanti.
Gli artisti hanno lavorato individualmente o per gruppi. I direttori artistici dei due musei, Éric Mangion e Valerio Dehò, non hanno imposto alcun vincolo o tematica particolare, lasciando libero sfogo alla creatività dei giovani artisti e ai loro approcci individuali, che si sono espressi sin dal principio in funzione alla diversità sostanziale della loro pratica espressiva. Le opere sono state tutte realizzate appositamente per il progetto e in funzione degli spazi espositivi ospitanti.


La mostra si è tenuta dal 8 Novembre 2014 al 19 Gennaio 2015 al Centro d'Arte Nazionale Villa Arson, Nizza www.villa-arson.org
ed è visitabile a Merano Arte dal 7 Febbraio al 12 Aprile 2015.


L'esposizione è accompagnata da catalogo/giornale.
 
FROM & TO rientra nel progetto PIANO, Piattaforma preparata per l’Arte Contemporanea Francia-Italia, 2014-2015, creata su iniziativa di d.c.a / association française de développement des centres d’art (associazione per lo sviluppo dei centri d’arte contemporanea), in collaborazione con l’Istituto Francese d’Italia, l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Istituto Francese, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e dello Sviluppo Internazionale, del Ministero per la Cultura e la Comunicazione, e della Fondazione Nuovi Mecenati.

IMMAGINE: Roberto Pugliese, Emergenze acustiche, 2014 Foto: Donatella Lombardo
 

Alpi, luoghi da sogno

proiezioni e progetti utopici nelle Alpi

30/05/2014 - 07/09/2014

Alpi, luoghi da sogno
proiezioni e progetti utopici nelle Alpi


Inaugurazione:
29 Maggio 2014, ore 19.00

Durata della mostra:
30.05.2014 - 07.09.2014


A cura dell'arch. Susanne Stacher


In contemporanea alla mostra Alpi, Architettura, Turismo - partendo dall'Alto Adige ha luogo a Merano Arte Alpi, luoghi da sogno 22 proiezioni e progetti utopici nelle Alpi.
A partire dalla "scoperta delle Alpi" avvenuta nel XVII secolo, passando per il processo della loro conquista ad opera della civilizzazione urbana, il rapporto tra uomo e natura ha subito un sostanziale mutamento. Da un sentimento originario di rispetto e ammirazione nei confronti della maestosità delle montagne (il "sublime") si è rapidamente passati allo sfruttamento sfrenato da parte turismo alpino di massa e alla commercializzazione sconfinata della loro immagine. Ciò sotto forma di vedute e immagini d'intrattenimento da esibire a esposizioni universali o a parchi divertimento come Dreamland a Coney Island, New York. L’architettura è specchio di questo cambiamento. La mostra Alpi, luoghi da sogno - proiezioni e progetti utopici presenta 22 progetti esemplari di architettura alpina degli ultimi 100 anni. Alcuni di essi sono stati realizzati, altri invece sono idee rimaste sulla carta. Molti assumono per la prima volta una forma tridimensionale che talora si basa unicamente sulla libera interpretazione dei disegni degli architetti.
La selezione dei progetti utopici e visionari esposti è variegata: comprende tra l’altro la colonia naturista del Monte Verità (1900 circa), progetti di sanatori, alberghi e stazioni di funivia ideati da Henry Jacques Le Même, Adolf Loos, Franz Baumann, Gio Ponti, Charlotte Perriand con Jean Prouvé, e il bivacco progettato da Ross Lovegrove (2009).

La mostra è accompagnata da una pubblicazione edita per l'occasione.

Il progetto espositivo è stato realizzato da l'École nationale d'architecture ENSA di Versailles e l'Archiv für Baukunst dell'Università di Innsbruck.

 

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