Tutto

Prospettive sull'arte italiana

13/10/2018 - 24/03/2019

Eclettica, complessa, molteplice: è l’arte italiana che dal 13 ottobre prossimo sarà presentata in “Tutto”. La mostra offre un percorso attraverso oltre cento opere – in prevalenza pittura e fotografia- di oltre 30 artisti e artiste italiane dalle collezioni della Sammlung Goetz e di Museion. I lavori coprono principalmente un arco temporale che va dagli anni cinquanta alla fine degli anni ottanta del novecento.

Dopo le mostre When Now is Minimal del 2013 e Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione nel 2017, Museion rinnova cosi la collaborazione con la prestigiosa collezione di Monaco, in un focus tematico che vede l’arte italiana protagonista. Nell’estate 2019 “Tutto” sarà presentata presso la Sammlung Goetz, che per la prima volta nella sua storia sarà in dialogo, nei propri spazi, con un corpus di opere così vasto da una collezione esterna.

Tutto” riunisce opere provenienti esclusivamente dalla collezione Museion e dalla Sammlung Goetz. I due patrimoni narrano storie particolari: da un lato la straordinaria passione di una collezionista, Ingvild Goetz, che è sempre stata all’avanguardia e ha individuato artisti e opere molto prima della notorietà e del mercato. Dall’altro Museion, un museo al confine tra il mondo nordico e mediterraneo, che ha cercato di testimoniare un’arte sperimentale, lontana dal mainstream. Due sguardi soggettivi quindi, dal cui dialogo emergono le principali correnti artistiche italiane, che prendono il via dalla rinascita del dopoguerra.

Il percorso è arricchito da un’ampia selezione di materiali di documentazione provenienti dagli archivi degli artisti: una geografia di molteplicità composta da singoli nuclei -fotografie, locandine, inviti, appunti di lavoro, oggetti- da cui emerge il senso di un intero lavoro.

La mostra presenta intenzionalmente opere bidimensionali, dove la bidimensionalità è un pretesto per alludere ad altro. In questo senso, si apre intenzionalmente con Concetto spaziale (1954) di Lucio Fontana e con Tutto (1988) di Alighiero Boetti, opera a cui si ispira il titolo dell’esposizione.

Superare il limite imposto dalla tela e di un’arte come pura visione, all’insegna di uno spazio mentale e cosmico: è quanto avviene nei concetti spaziali di Fontana, punto di riferimento per una serie di posizioni sperimentali del secondo dopoguerra. La mostra offre uno spaccato su queste diverse ricerche, accomunate dall’idea di apertura, espansione e superamento della bidimensionalità.

Le posizioni presentate vanno dalle sperimentazioni sulla tela di Carla Accardi, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, i cui segni primari tendono all’azzeramento della pittura e alla ripetizione infinita, fino alle sperimentazioni sui materiali di Piero Manzoni, e quindi al superamento dell’idea di superficie e alla smaterializzazione della pittura

“Tutto” di Alighiero Boetti introduce invece ad un altro polo del percorso espositivo. In Tutto c’è l’idea della totalità e di una molteplicità che per l’uomo rimane inafferrabile; ma Tutto riassume anche l’attitudine alla molteplicità di molti protagonisti dell’arte italiana dai tardi anni sessanta in poi, che affrontano, tra l’altro, lo statuto mediatico dell’immagine. Si pensi agli schermi di Mario Schifano e Fabio Mauri o alle superfici specchianti di Michelangelo Pistoletto.

In virtù del dibattito che si delinea in Italia tra gli anni sessanta e settanta intorno alla teoria della comunicazione, è nata la volontà delle curatrici e curatori di Tutto di inglobare una sezione dedicata alla fotografia sperimentale e al rapporto tra testo e immagine e quindi alla poesia visiva. Quest’ultima parte è un omaggio alla collezione Museion e in particolare al comodato di Paolo della Grazia, che, negli anni, ne ha disegnato l’identità. Negli anni sessanta e settanta la poesia visiva è considerata, tra l’altro, una risposta allo sviluppo mediatico della società ed è impiegata anche da artisti e artiste che non appartengono strettamente al suo ambito. Accanto a lavori di Nanni Balestrini, Luciano Caruso, Emilio Isgrò, Arrigo Lora-Totino, Stelio Maria Martini ed Emilio Villa, sono presentate quindi opere di artisti che lavorano assiduamente con la scrittura come Gianfranco Baruchello, Giuseppe Chiari, Maurizio Nannucci, Claudio Parmiggiani e Franco Vaccari.

La sezione di fotografia è costituita in prevalenza da lavori della Sammlung Goetz e testimonia come tra gli anni sessanta e settanta il mezzo fotografico sia utilizzato come dichiarazione d’intenti o manifesto di poetica. Artiste e artisti noti sono accostati, in mostra, a preziose riscoperte. Si tratta di esperienze diverse, difficili da collocare in una precisa corrente, ma tutte ascrivibili all’arte concettuale: dalle trasformazioni di Giorgio Ciam alle avventure di Marcello Jori, dalla Land Art di Germano Olivotto alla Performance di Giuseppe Desiato, dalla Mec Art di Elio Mariani alla Body Art di Plinio Martelli, dalla Poesia Visiva di Ketty La Rocca alla Narrative Art di Michele Zaza, e molti altri.

Artiste e artisti in mostra: Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Giovanni Anselmo, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Luciano Caruso, Enrico Castellani, Giuseppe Chiari, Giorgio Ciam, Dadamaino, Giuseppe Desiato, Luciano Fabro, Lucio Fontana, Luigi Ghirri, Emilio Isgrò, Marcello Jori, Ketty La Rocca, Arrigo Lora-Totino, Piero Manzoni, Elio Mariani, Plinio Martelli, Stelio Maria Martini, Fabio Mauri, Maurizio Nannucci, Ugo Nespolo, Germano Olivotto, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Giuseppe Penone, Gianni Pettena, Michelangelo Pistoletto, Salvatore Scarpitta, Paolo Scheggi, Mario Schifano, Franco Vaccari, Emilio Villa, Michele Zaza

 

A cura di Ingvild Goetz, Leo Lencsés, Karsten Löckemann, Letizia Ragaglia, Elena Re

In collaborazione con Sammlung Goetz

John Armleder

Plus ça change, plus c’est la même chose

22/09/2018 - 06/01/2019

Museion apre la nuova stagione espositiva con la personale di John Armleder Plus ça change, plus c’est la même chose (Più le cose cambiano, più rimangono le stesse). Dopo il video Endless per la facciata mediale nel 2016 e la sua partecipazione a diverse esposizioni tra il 2005 d il 2007, il museo di Bolzano rinnova così la collaborazione con quello che è considerato l’artista svizzero più influente della sua generazione.

In oltre cinquant’anni di carriera, John Armleder (1948, Ginevra, Svizzera) ha sviluppato un’opera che va oltre i codici della critica e il sistema dell’arte per superare le barriere tra arte e architettura, arte e design, arte e oggetti d’uso quotidiano. La sua pratica multiforme si articola fra pittura, scultura, installazione ambientale, performance, video, testi critici e progetti editoriali e curatoriali. Unendo casualità e progetto, cultura alta ed entertainment, ironia straniante e analisi concettuale, Armleder ha messo in discussione, in tutto il suo percorso, il concetto di autore e l’idea di originalità e unicità dell’opera d’arte. Nonostante abbia creato un corpus estremamente eterogeneo di lavori, tutte le sue opere risultano frammenti, prospettive differenti di un’unica, grande opera: plus ça change, plus c’est la même chose!

In questa strategia, anche la mostra a Museion diventa un grande, imprevedibile lavoro composto a sua volta da diversi lavori e concepito per rinnovarsi ogni volta che viene “utilizzato” dal pubblico. Al centro dello spazio espositivo si trovano tre grandi impalcature (scaffoldings): due, MONDO TIKI 1 (Scaffolding) e Gogo II, sono percorribili dal pubblico e dunque “performabili”, mentre l’altra, Gogo III, funge da dispositivo di presentazione. L’impalcatura è elemento ripetuto nell’arte di Armleder, che gli permette non solo di riflettere sul display (allestimento) degli oggetti, ma anche di creare uno spazio naturalmente inclusivo e interattivo. Gogo III, impalcatura con animali impagliati e piante vere e finte è, tra l’altro, una citazione da una mostra dell’artista tenutasi al MAMCO di Ginevra nel 2005. L’opera rispecchia la giustapposizione tra falso e reale che attraversa il suo lavoro.

Uno degli scaffolding calpestabili, MONDO TIKI 1 (Scaffodling), risale al 1999 ed è stato esposto per la prima volta presso la ACE Gallery di New York. Sono parte integrante di questo lavoro elementi luminosi come, per esempio, dei tubi fluorescenti, ma anche una selezione di b-movie degli anni cinquanta e sessanta presentati su monitor (da The She-Creature del 1957 a The Beast of Yucca Flat, 1961 fino ad Attack of the Mushroom People, 1963) e una compilation sonora creata da John Armleder. Questa contiene, tra l’altro, musica hawaiana, elemento ricorrente nella sua arte.

Attorno agli scaffoldings sono realizzati dei dipinti a parete (wall painting) di grande formato (Ogog III-VI), 2018, che sembrano citare l’arte astratta e seriale del Ventesimo secolo, ma di fatto fanno riferimento a una cultura cui non interessa il significato dell’originale né ambisce alla sua qualità: dalla cultura popolare alla street culture, dal misticismo New Age fino alla storia dell’arte e, appunto, i b-movie hollywoodiani.

Emerge così la poetica di Armleder, incentrata sulla costante migrazione dei simboli e il loro complesso e mutevole intrecciarsi con le tradizioni culturali di diversi contesti.

Insieme ai wall painting, le pareti sono trasformate in ampie superficie riflettenti attraverso l’applicazione di pellicole specchianti: una dorata (Ogog II) ed una argentata (Untitled), quest‘ultima presentata come opera già nel 1995. Le pellicole rifrangono le installazioni, le pitture e il paesaggio alpino che traspare dalle vetrate di Museion – ne risulta una scenografia caleidoscopica e spiazzante, che infrange e decostruisce il rigore dell’architettura museale. L’utilizzo di elementi scenografici ed elementi lucidi, provenienti dall’estetica dell’ornamento, è un’altra costante dell’arte di Armleder, che si interroga sui cliché di un’opera d’arte che dovrebbe “decorare”. Nello stesso concetto di decorazione rientrano le accumulazioni di piante finte e vere, animali impagliati e oggetti trovati, che completano la mostra. Queste accumulazioni sono perfetti indicatori del ruolo che il caso gioca nella strategia compositiva di Armleder e della nonchalance e leggerezza con cui egli crea “tragedie estetiche”.

La mostra troverà una sua espansione sulla facciata mediale con il video Endless (senza fine), nato dall’invito rivolto all’artista da Museion nel 2016 a creare un intervento per il periodo natalizio. Come la musica hawaiana, il Natale suscita l’interesse di John Armleder come fenomeno culturale ibrido, nato per celebrare un evento, ma che si è mutato in qualcosa di completamente diverso, allontanandosi dal suo significato originario. Da questo interesse sono nati i suoi celebri e spettacolari “Christmas Party” che l’artista celebra ogni anno a Ginevra. Endless prende le mosse dai video dei fuochi d’artificio delle feste realizzate tra il 2002 e 2003: ne risulta un pulsare esplosivo di luci, colori e fuochi di artificio, che illumina la grande superficie di Museion in un ritmo instancabile e infinito, Endless. Accompagna il video una musica-remix di DJ Sid della celebre canzone Have Yourself A Merry Little Christmas di Hugh Martin & Ralph Blane scritta nel 1943.

BODY CHECK. Martin Kippenberger - Maria Lassnig

03/02/2018 - 06/05/2018

La mostra getta uno sguardo nuovo sull’opera di Maria Lassnig (1919, Kappel am Krappfeld, AT – 2014, Vienna) e Martin Kippenberger (1953, Dortmund, D – 1997, Vienna, AT) mettendo in evidenza connessioni fino ad ora inesplorate tra queste due grandi personalità.

I due artisti non si conoscevano di persona e appartenevano a due generazioni diverse, eppure entrambi, in un momento in cui nell’arte prevaleva l’astrazione, hanno messo costantemente e definitivamente il corpo al centro della loro opera. Il proprio corpo come espressione di un’esperienza di sé e del mondo sofferta; il corpo frammentato e decostruito, metafora di conflitti sociali e psicologici; l’elemento teatrale e performativo, che porta a scivolare in ruoli altrui in modo tragico e ironico. Queste connessioni emergono in mostra dal confronto tra oltre sessanta opere di due decenni -dagli anni novanta ai duemila- tra dipinti, disegni, video e installazioni. Diversi lavori sono stati esposti raramente, mentre altri sono presentati in Italia per la prima volta.

Oltre ai punti di tangenza, il percorso mette in luce i due diversi approcci al tema: più ossessivo, introverso e in chiave femminista quello di Maria Lassnig, più grottesco e umoristico quello di Kippenberger. Infine, l’esposizione rende evidenti anche i riferimenti storico artistici, culturali e psicoanalitici e quindi il contesto in cui nasce e si sviluppa questa particolare attenzione al corpo e alla sua rappresentazione.

A cura di Veit Loers

Opening: 2 febbraio 2018, ore 19

 

 

Media Façade – Krüger & Pardeller

BLINDS WIDE SHUT

02/12/2017 - 14/12/2017

Opening: 2 dicembre, ore 01.00 (durante la Lunga Notte dei Musei)

 

Il video s’ispira alle geometrie prospettiche dello storico cinema Film Guild Cinema New York dell’architetto viennese Frederick Kiesler. Prendendo le mosse da questo progetto, Krüger & Pardeller si sono confrontati con il meccanismo di proiezione della facciata mediale di Museion.

Doris Krüger e Walter Pardeller collaborano dal 2005, vivono e lavorano a Vienna.

A cura di Frida Carazzato

Opening: 02 ⁄ 12 ⁄ 2017, 01 h
Ulteriori Proiezioni:
04/12/2017, 21 h
05, 06, 11, 12 ⁄ 12 ⁄ 2017, 18 h
07 ⁄ 12–14 ⁄ 12 ⁄ 2017, 22 h

 

Gianni Pettena

Energy Free Tree

23/11/2017 - 08/01/2018

Opening: giovedì 23 novembre 2017
Ore 19.30

 

Un grande albero di Natale realizzato con materiale riciclato. Nell’opera di Gianni Pettena elementi di scarto provenienti da automobili o altri automezzi tornano in vita per celebrare quel periodo dell’anno che anche nel mondo pagano è considerato di rinascita.

Ingresso esterno Museion – In collaborazione con l’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano e con il sostegno del Gruppo Santini Spa.

Irma Blank

Opere su carta dalla Collezione Museion

17/11/2017 - 23/09/2018

Oltre 50 lavori su carta e una selezione di libri d’artista presentano l’affascinante opera di Irma Blank. In particolare, gli spazi della collezione studio ospitano opere dai cicli delle Trascrizioni degli anni Settanta e dei Radical Writings iniziati alla fine degli anni Ottanta.

Un segno che dà voce al silenzio: nelle sue opere l’artista tedesca prende le mosse dalla scrittura per rinunciare, paradossalmente, alla parola. Ciò che ne risulta sono scritture fittizie, che della scrittura conservano solo il gesto e formano blocchi di testo e capitoli come nelle pagine di libri e giornali. La tendenza alla meditazione, tipica del suo lavoro, è rafforzata dall’uso intenso del colore blu.

La mostra mette in relazione il lavoro dell’artista tedesca con la poesia visiva degli anni ’60 e ’70, allora attuale, ma aggiunge anche un elemento nuovo. Dalla produzione di Blank emergono infatti punti di contatto con la Minimal art e l’arte concettuale, con artiste e artisti che nell’astrazione hanno trovato un linguaggio alternativo e molto personale, come Agnes Martin, Hanne Darboven, Roman Opalka. Queste connessioni sono rese evidenti, in mostra, dall’accostamento tra i loro libri d’artista e quelli di Irma Blank.

Con la mostra Museion continua l’indagine sulle opere dell’Archivio di Nuova Scrittura conservate in collezione.

 

Irma Blank (Celle, Germania, 1934, vive e lavora a Milano) pratica la scrittura come strumento di conoscenzaintuitive e riduce i segni linguistici a “Urzeichen”, segni primordiali. In oltre quarant’anni di attività, ha esposto le sue opere in musei, gallerie e rassegne internazionali come Documenta di Kassel (1977), la Biennale di venezia (1978, 2017), Quadriennale di Roma (2005), Centre Pompidou di Parigi (2010), Kunsthaus Hamburg (2016), MAMbo Bologna (2016).

INSTALLATION ART

Entrare nell'arte della Collezione Museion

06/10/2017 - 23/09/2018

Entrare letteralmente in un’opera d’arte o trovarsi sensorialmente immersi da essa: il percorso di approfondimento della collezione Museion e dei linguaggi della scultura continua con lavori dal carattere immersivo, che invitano i visitatori a farne fisicamente parte. In mostra installazioni di grandi dimensioni e opere luminose che generano una dimensione spaziale.

Artisti in mostra:
Carl Andre, Mirosław Bałka, Robert Barry, Massimo Bartolini, Monica Bonvicini, Angela Ferreira, Spencer Finch, Sylvie Fleury, Werner Gasser, Luis Jacob, Hubert Kostner, Matt Mullican, Otto Piene, Superflex, Günther Uecker e Heimo Zobernig.

Opening: 06/10/2017, ore 19.00
A cura di Letizia Ragaglia

HÄMATLI & PATRIÆ

A cura di Nicolò Degiorgis

16/09/2017 - 14/01/2018

Opening: 15/09/2017, ore 19.00

La mostra del curatore ospite Nicolò Degiorgis rilegge i concetti di Heimat e patria alla luce della situazione attuale in Europa. Qui globalizzazione e immigrazione fanno emergere tutta la fragilità delle democrazie e dei valori liberali, mentre spinte populistiche destabilizzano i fondamenti politici e sociali. Hämatli & Patrae presenta opere, video, documenti e pubblicazioni e si sviluppa attraverso una struttura dialettica, mettendo in dialogo concetti e qualità, anche opposti.

Da fine gennaio è esposto a Passage il primo di cinque libri d’artista. Parallelamente questi sono esposti in luoghi esterni a Museion e connessi ai temi di ogni libro.

Nicolò Degiorgis (Bolzano,1985) studi in Lingue Orientali alla Ca’ Foscari di Venezia e a Pechino, Degiorgis insegna fotografia artistica all’Università di Bolzano e nelle carceri del capoluogo. È fondatore della casa editrice Rorhof e curatore presso la galleria foto-forum di Bolzano. Come artista fotografo, ha all’attivo diverse mostre in istituzioni e rassegne nazionali e internazionali. Per il suo libro “Hidden Islam” (islam nascosto) gli è stato conferito il premio come miglior libro d’autore dal prestigioso Festival Recontres d’Arles nel 2014.

La forza della fotografia

Opere dalla Collezione Museion

25/11/2016 - 17/09/2017

La mostra propone un percorso attraverso le opere fotografiche della Collezione Museion. Ritratti e autoritratti, immagini del proprio corpo e di quello altrui indagano i concetti di identità e alterità, corpo e spazio sociale. Completa il percorso una selezione di sculture sulle stesse tematiche.

Parallelamente alla mostra, nella sala della collezione studio ci sarà una presentazione di fotografie politiche nel senso più ampio del termine. A lavori che esprimono una critica diretta a una situazione socio politica definita saranno contrapposte opere che presentano visioni ideali e utopistiche.

A cura di Letizia Ragaglia
Artisti:
Eleanor Antin; Vanessa Beecroft; Günther Brus; Letizia Cariello; Marcel Duchamp; VALIE EXPORT; Michael Fliri; Isa Genzken; Gilbert & George; Nan Goldin; Douglos Gordon; Roni Horn; Joan Jonas, Elke Krystufek; Ketty La Rocca; Zoe Leonard; Ana Lupas; Santu Mofokeng; Zanele Muholi; Brigitte Niedermair; Luca Patella; Arnulf Rainer; Lili Reynaud Dewar; Niki de Saint Phalle, Jana Sterbak, Wolfgang Tillmans, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli.

Collezione Studio
A cura di Andreas Hapkemeyer
Artisti:
Heimrad Bäcker; Rossella Biscotti; Matti Braun; Daniele Buetti; Paul De Vree; Liu Ding; Gianpietro Sonō Fazion; Hamish Fulton; Hans Glauber; John Heartfield; Olivier Menanteau; Eugenio Miccini; Santu Mofokeng; Otto Muehl ; Brigitte Niedermair; Walther Niedermayr; Michele Perfetti; Lamberto Pignotti; Sarenco; Klaus Staeck.

Il ritratto fotografico tra partecipazione e alienazione

Quattro posizioni dalla Sammlung Goetz

24/03/2017 - 17/09/2017

La mostra “La Forza della Fotografia. Opere dalla Collezione Museion” si arricchisce di un nucleo di opere dalla prestigiosa Sammlung Goetz di Monaco. Quattro posizioni di quattro artiste di diverse generazioni ampliano il percorso espositivo e affrontano tematiche come l’identità, l’alterità, la trasformazione e messa in scena del corpo e di sé stessi, così come la condivisione intenzionale della vita intima.

Artiste in mostra: Diane Arbus, Nan Goldin, Ulrike Ottinger, Cindy Sherman.

A cura di Letizia Ragaglia, in collaborazione con Sammlung Goetz.

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