Marguerite Humeau

Oscillations

12/10/2019 - 26/01/2020

Nei suoi lavori Marguerite Humeau (*1986, Cholet, Francia) rivisita il passato in chiave fortemente contemporanea. Con approccio interdisciplinare e speculativo, nelle sue indagini l’artista coinvolge esperti ed esperte di diverse discipline – dalla paleontologia alla musica, dalla zoologia alla linguistica. Attraverso la rilettura delle ricerche storiche l’artista riflette sull’epoca in cui viviamo, caratterizzata dall’informatica e dalla tecnologia. Nella sua pratica Humeau manifesta inoltre una costante attenzione ai limiti tra tecnologia e design. A Museion l’artista espone un gruppo di sculture in bronzo, che esplorano le relazioni tra le forme scultoree delle figure preistoriche della Venere e i contorni dei cervelli umani.
Le opere sono state presentate per la prima volta nella sua personale al New Museum di New York e verranno esposte, nel corso del 2019, al Kunstverein in Hamburg nell’ambito di una collaborazione internazionale. A Bolzano la mostra dell’artista è arricchita da ulteriori opere plastiche.

A cura di Letizia Ragaglia e Frida Carazzato

In collaborazione con New Museum, New York; Kunstverein in Hamburg

Opening 11/10/2019, 19.00 h

Fino al 26/01/2020
 

Immagine: Marguerite Humeau, Birth Canal, exhibition view, New Museum, New York, 2018. Foto Julia Andreone. Courtesy the artist, C L E A RI N G New York/Brussels

 

Haim Steinbach

every single day

17/05/2019 - 15/09/2019

A oltre vent’anni dalla sua ultima esposizione in un museo in Italia, Museion presenta una personale di Haim Steinbach (Rehovot, Israele, 1944), uno degli artisti più influenti del nostro tempo. Every single day raccoglie una selezione di opere degli ultimi trent’anni e comprende scaffali, box, lavori testuali, wall painting e installazioni di grandi dimensioni.

Dalla metà degli anni ’70 la pratica artistica di Haim Steinbach si è concentrata sulla condizione transitoria dell’oggetto e il suo significato nell’arte e nella vita quotidiana. Il suo lavoro è diventato famoso nella metà degli anni ’80 proprio grazie alla presentazione di oggetti, selezionati e allestiti dall’artista su scaffali. I diversi oggetti - acquistati o trovati - sono collocati in base a tipologia, numero e funzione, attivando schemi di differenza, ripetizione e singolarità. Gli oggetti sono svincolati dal loro contesto abituale e accostati ad altri: nel nuovo contesto e nella nuova funzione essi assumono identità imprevedibili. Tra i diversi oggetti sugli scaffali avvengono così incontri inaspettati. Le scarpe da ginnastica, le teiere, i saponi e la maschera di Jason Vorhees nel film Venerdì 13 possono essere paragonati ai rapinatori della citazione di Walter Benjamin, che alleggeriscono chi osserva delle sue consuete aspettative e convinzioni.

Nella mostra a Museion, Haim Steinbach pone al centro il museo stesso come oggetto espositivo.
Utilizzando le strutture dell’allestimento e rovesciando la funzione a cui sono abitualmente destinate, l’artista ripete lo stesso gesto volto allo spostamento, già compiuto con i suoi oggetti. Le pareti mobili (sistema di pareti “Wolfsburg”) impiegate da Museion nelle sue mostre e normalmente nascoste, sono messe a nudo, o parzialmente coperte da cartongesso con testo o colore. I cartongessi colorati fanno riferimento alla storia della denominazione dei colori e alla loro codificazione.
La letteratura è un altro punto di riferimento importante per Haim Steinbach. Il wall painting al piano terra di Museion, riadattato per la mostra a Bolzano, presenta, infatti, una citazione da una poesia di Rainer Maria Rilke, scritta dal poeta nel 1897 durante il suo soggiorno vicino a Bolzano, presso Schloss Englar (Appiano).

Opening: 17/05/2019, ore 19

In co-produzione con Museum Kurhaus Kleve.

A cura di Susanne Figner e Letizia Ragaglia

Ludwig Hirschfeld-Mack

"Spettacoli di luce colorata"

13/04/2019 - 03/11/2019

A cento anni dalla fondazione di Bauhaus, scuola di architettura, arti e design della Germania (1919–2019), Museion presenta il Lichtspiel-Apparat di Ludwig Hirschfeld-Mack (1893–1965). L’opera, realizzata dall’artista nel 1923–1924, è tra le prime in assoluto a combinare luce elettrica e movimento con giochi luminosi al confine tra pittura, cinema, teatro e sculture di luce. In questo senso, l’apparato di Hirschfeld-Mack è all’origine delle opere di luce, che troveranno ampia diffusione nell’arte del XX secolo e che rappresentano un nucleo importante nella collezione del museo. Quella presentata a Museion è una replica autorizzata dell’apparecchio – l’originale è infatti andato perduto negli anni trenta. La mostra, realizzata in stretta collaborazione con il nipote dell’artista, è completata da un’ampia documentazione di fotografie, piani di costruzione, documenti d’archivio e filmati storici e recenti di spettacoli di luce realizzati con la macchina. Il Lichtspiel-Apparat di Hirschfeld-Mack ispirerà la nuova produzione di un ∕ un’artista altoatesino ∕ a nell’ambito di un concorso a inviti promosso dal Festival Transart, Südtiroler Künstlerbund e Museion.

A cura di Andreas Hapkemeyer
Exhibition design: Claudia Polizzi

Keren Cytter, "Mature content"

26/01/2019 - 28/04/2019

Museion apre la stagione espositiva 2019 con Mature Content, la più ampia mostra mai presentata in un museo italiano di Keren Cytter (Tel Aviv, *1977, vive e lavora a New York). Attenta osservatrice del presente, che registra e rielabora in maniera compulsiva, in video, film, disegni, installazioni e romanzi Keren Cytter narra come i cliché dei social media permeano il mondo contemporaneo.
Con spirito ibrido, che attinge alla Nouvelle vague francese così come al movimento cinematografico Dogma o alle telenovelas, nei suoi lavori l’artista mina convenzioni linguistiche e meccanismi interpretativi tradizionali. Nei suoi montaggi di impressioni, ricordi, fantasie, personaggi familiari si muovono in ambientazioni domestiche, solo apparentemente rassicuranti. Utilizzando strategie narrative come lo straniamento e la ripetizione ossessiva, Cytter dà infatti vita a scene intense e dalla natura artificiale.
“Lei decostruisce, sovrappone, tralascia, salta, mescola, sottotitola, in video, che sono come televisione, come film, come soap opera, come teatro…, come se multidimensionalità fosse il suo secondo nome. “- così su di lei Marlene Dumas.

Il progetto pensato per Museion riflette l’interesse ossessivo dell’artista sullo scorrere del tempo – opere esistenti sono esposte con diversi nuovi lavori e interventi site-specific. Il titolo, Mature content, fa ironicamente riferimento agli avvisi dei film “per soli adulti”, anche se in realtà la mostra si concentra sulle diverse fasi della vita, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta.
Le tre fasi della vita si riflettono nel percorso di mostra – con tre zone dedicate e costruite anche fisicamente sulle età che rappresentano. In quella sull’infanzia, ad esempio, è appesa ad altezza bambino una serie di nuovi disegni su carta Animal Farm: The Hamster’s dream (2018), che testimonia l’attività di Cytter come autrice di libri per l’infanzia.
Un’apertura a misura di bambino, quindi di dimensioni ridotte, introduce a uno spazio chiuso. Qui è presentato, per la prima volta, The Coming, 2018, il primo film di animazione in assoluto realizzato da Cytter. Il protagonista è un criceto, che bela come una pecora – nello svolgimento della storia il piccolo animale diventerà famoso, ma rimarrà triste e sconfortato. Come sempre, le storie per bambini di Keren Cytter sono anche per adulti e obbligano a fare i conti con noi stessi come di solito non facciamo.

Doing Deculturalization

A cura di Ilse Lafer, curatrice ospite 2019

13/04/2019 - 03/11/2019

Doing Deculturalization prende le mosse dagli scritti della storica e critica d’arte italiana Carla Lonzi (1931–1982). In particolare si concentra sul suo concetto di deculturizzazione, una pratica di decodificazione (culturale) della vita, del lavoro e del linguaggio come presupposto per una visione antinormativa e de-coloniale del gender e della migrazione. I processi di sottrazione ed estraneazione del Sé, collegati a questo concetto, sono messi in luce sia in riferimento al loro contesto storico femminista, che a possibili vie di attualizzazione. Il progetto si interroga quindi su quanto i processi di “deculturizzazione” liberino forme di autonomia e di resistenza, cioè siano in grado di sviluppare e incarnare una critica effettiva delle strutture colonizzatrici del potere. Sullo sfondo di questo interrogativo la mostra traccia uno scenario speculativo, una topografia delle associazioni tra i materiali archivistici dei movimenti femministi e posizioni artistiche storiche e attuali, con una particolare attenzione a quelle presenti all’interno dell’Archivio di Nuova Scrittura, Collezione Museion.

A cura di Ilse Lafer, curatrice ospite a Museion 2019
In collaborazione con: Sabeth Buchmann (convegno/workshop), Frida Carazzato, Francesca Lacatena (collaborazione alla curatela), Lukas Maria Kaufmann (design dell’allestimento), Brigitte Unterhofer e team (produzione).

Tutto

Prospettive sull'arte italiana

13/10/2018 - 24/03/2019

Eclettica, complessa, molteplice: è l’arte italiana che dal 13 ottobre prossimo sarà presentata in “Tutto”. La mostra offre un percorso attraverso oltre cento opere – in prevalenza pittura e fotografia- di oltre 30 artisti e artiste italiane dalle collezioni della Sammlung Goetz e di Museion. I lavori coprono principalmente un arco temporale che va dagli anni cinquanta alla fine degli anni ottanta del novecento.

Dopo le mostre When Now is Minimal del 2013 e Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione nel 2017, Museion rinnova cosi la collaborazione con la prestigiosa collezione di Monaco, in un focus tematico che vede l’arte italiana protagonista. Nell’estate 2019 “Tutto” sarà presentata presso la Sammlung Goetz, che per la prima volta nella sua storia sarà in dialogo, nei propri spazi, con un corpus di opere così vasto da una collezione esterna.

Tutto” riunisce opere provenienti esclusivamente dalla collezione Museion e dalla Sammlung Goetz. I due patrimoni narrano storie particolari: da un lato la straordinaria passione di una collezionista, Ingvild Goetz, che è sempre stata all’avanguardia e ha individuato artisti e opere molto prima della notorietà e del mercato. Dall’altro Museion, un museo al confine tra il mondo nordico e mediterraneo, che ha cercato di testimoniare un’arte sperimentale, lontana dal mainstream. Due sguardi soggettivi quindi, dal cui dialogo emergono le principali correnti artistiche italiane, che prendono il via dalla rinascita del dopoguerra.

Il percorso è arricchito da un’ampia selezione di materiali di documentazione provenienti dagli archivi degli artisti: una geografia di molteplicità composta da singoli nuclei -fotografie, locandine, inviti, appunti di lavoro, oggetti- da cui emerge il senso di un intero lavoro.

La mostra presenta intenzionalmente opere bidimensionali, dove la bidimensionalità è un pretesto per alludere ad altro. In questo senso, si apre intenzionalmente con Concetto spaziale (1954) di Lucio Fontana e con Tutto (1988) di Alighiero Boetti, opera a cui si ispira il titolo dell’esposizione.

Superare il limite imposto dalla tela e di un’arte come pura visione, all’insegna di uno spazio mentale e cosmico: è quanto avviene nei concetti spaziali di Fontana, punto di riferimento per una serie di posizioni sperimentali del secondo dopoguerra. La mostra offre uno spaccato su queste diverse ricerche, accomunate dall’idea di apertura, espansione e superamento della bidimensionalità.

Le posizioni presentate vanno dalle sperimentazioni sulla tela di Carla Accardi, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, i cui segni primari tendono all’azzeramento della pittura e alla ripetizione infinita, fino alle sperimentazioni sui materiali di Piero Manzoni, e quindi al superamento dell’idea di superficie e alla smaterializzazione della pittura

“Tutto” di Alighiero Boetti introduce invece ad un altro polo del percorso espositivo. In Tutto c’è l’idea della totalità e di una molteplicità che per l’uomo rimane inafferrabile; ma Tutto riassume anche l’attitudine alla molteplicità di molti protagonisti dell’arte italiana dai tardi anni sessanta in poi, che affrontano, tra l’altro, lo statuto mediatico dell’immagine. Si pensi agli schermi di Mario Schifano e Fabio Mauri o alle superfici specchianti di Michelangelo Pistoletto.

In virtù del dibattito che si delinea in Italia tra gli anni sessanta e settanta intorno alla teoria della comunicazione, è nata la volontà delle curatrici e curatori di Tutto di inglobare una sezione dedicata alla fotografia sperimentale e al rapporto tra testo e immagine e quindi alla poesia visiva. Quest’ultima parte è un omaggio alla collezione Museion e in particolare al comodato di Paolo della Grazia, che, negli anni, ne ha disegnato l’identità. Negli anni sessanta e settanta la poesia visiva è considerata, tra l’altro, una risposta allo sviluppo mediatico della società ed è impiegata anche da artisti e artiste che non appartengono strettamente al suo ambito. Accanto a lavori di Nanni Balestrini, Luciano Caruso, Emilio Isgrò, Arrigo Lora-Totino, Stelio Maria Martini ed Emilio Villa, sono presentate quindi opere di artisti che lavorano assiduamente con la scrittura come Gianfranco Baruchello, Giuseppe Chiari, Maurizio Nannucci, Claudio Parmiggiani e Franco Vaccari.

La sezione di fotografia è costituita in prevalenza da lavori della Sammlung Goetz e testimonia come tra gli anni sessanta e settanta il mezzo fotografico sia utilizzato come dichiarazione d’intenti o manifesto di poetica. Artiste e artisti noti sono accostati, in mostra, a preziose riscoperte. Si tratta di esperienze diverse, difficili da collocare in una precisa corrente, ma tutte ascrivibili all’arte concettuale: dalle trasformazioni di Giorgio Ciam alle avventure di Marcello Jori, dalla Land Art di Germano Olivotto alla Performance di Giuseppe Desiato, dalla Mec Art di Elio Mariani alla Body Art di Plinio Martelli, dalla Poesia Visiva di Ketty La Rocca alla Narrative Art di Michele Zaza, e molti altri.

Artiste e artisti in mostra: Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Giovanni Anselmo, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Luciano Caruso, Enrico Castellani, Giuseppe Chiari, Giorgio Ciam, Dadamaino, Giuseppe Desiato, Luciano Fabro, Lucio Fontana, Luigi Ghirri, Emilio Isgrò, Marcello Jori, Ketty La Rocca, Arrigo Lora-Totino, Piero Manzoni, Elio Mariani, Plinio Martelli, Stelio Maria Martini, Fabio Mauri, Maurizio Nannucci, Ugo Nespolo, Germano Olivotto, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Giuseppe Penone, Gianni Pettena, Michelangelo Pistoletto, Salvatore Scarpitta, Paolo Scheggi, Mario Schifano, Franco Vaccari, Emilio Villa, Michele Zaza

 

A cura di Ingvild Goetz, Leo Lencsés, Karsten Löckemann, Letizia Ragaglia, Elena Re

In collaborazione con Sammlung Goetz

John Armleder

Plus ça change, plus c’est la même chose

22/09/2018 - 06/01/2019

Museion apre la nuova stagione espositiva con la personale di John Armleder Plus ça change, plus c’est la même chose (Più le cose cambiano, più rimangono le stesse). Dopo il video Endless per la facciata mediale nel 2016 e la sua partecipazione a diverse esposizioni tra il 2005 d il 2007, il museo di Bolzano rinnova così la collaborazione con quello che è considerato l’artista svizzero più influente della sua generazione.

In oltre cinquant’anni di carriera, John Armleder (1948, Ginevra, Svizzera) ha sviluppato un’opera che va oltre i codici della critica e il sistema dell’arte per superare le barriere tra arte e architettura, arte e design, arte e oggetti d’uso quotidiano. La sua pratica multiforme si articola fra pittura, scultura, installazione ambientale, performance, video, testi critici e progetti editoriali e curatoriali. Unendo casualità e progetto, cultura alta ed entertainment, ironia straniante e analisi concettuale, Armleder ha messo in discussione, in tutto il suo percorso, il concetto di autore e l’idea di originalità e unicità dell’opera d’arte. Nonostante abbia creato un corpus estremamente eterogeneo di lavori, tutte le sue opere risultano frammenti, prospettive differenti di un’unica, grande opera: plus ça change, plus c’est la même chose!

In questa strategia, anche la mostra a Museion diventa un grande, imprevedibile lavoro composto a sua volta da diversi lavori e concepito per rinnovarsi ogni volta che viene “utilizzato” dal pubblico. Al centro dello spazio espositivo si trovano tre grandi impalcature (scaffoldings): due, MONDO TIKI 1 (Scaffolding) e Gogo II, sono percorribili dal pubblico e dunque “performabili”, mentre l’altra, Gogo III, funge da dispositivo di presentazione. L’impalcatura è elemento ripetuto nell’arte di Armleder, che gli permette non solo di riflettere sul display (allestimento) degli oggetti, ma anche di creare uno spazio naturalmente inclusivo e interattivo. Gogo III, impalcatura con animali impagliati e piante vere e finte è, tra l’altro, una citazione da una mostra dell’artista tenutasi al MAMCO di Ginevra nel 2005. L’opera rispecchia la giustapposizione tra falso e reale che attraversa il suo lavoro.

Uno degli scaffolding calpestabili, MONDO TIKI 1 (Scaffodling), risale al 1999 ed è stato esposto per la prima volta presso la ACE Gallery di New York. Sono parte integrante di questo lavoro elementi luminosi come, per esempio, dei tubi fluorescenti, ma anche una selezione di b-movie degli anni cinquanta e sessanta presentati su monitor (da The She-Creature del 1957 a The Beast of Yucca Flat, 1961 fino ad Attack of the Mushroom People, 1963) e una compilation sonora creata da John Armleder. Questa contiene, tra l’altro, musica hawaiana, elemento ricorrente nella sua arte.

Attorno agli scaffoldings sono realizzati dei dipinti a parete (wall painting) di grande formato (Ogog III-VI), 2018, che sembrano citare l’arte astratta e seriale del Ventesimo secolo, ma di fatto fanno riferimento a una cultura cui non interessa il significato dell’originale né ambisce alla sua qualità: dalla cultura popolare alla street culture, dal misticismo New Age fino alla storia dell’arte e, appunto, i b-movie hollywoodiani.

Emerge così la poetica di Armleder, incentrata sulla costante migrazione dei simboli e il loro complesso e mutevole intrecciarsi con le tradizioni culturali di diversi contesti.

Insieme ai wall painting, le pareti sono trasformate in ampie superficie riflettenti attraverso l’applicazione di pellicole specchianti: una dorata (Ogog II) ed una argentata (Untitled), quest‘ultima presentata come opera già nel 1995. Le pellicole rifrangono le installazioni, le pitture e il paesaggio alpino che traspare dalle vetrate di Museion – ne risulta una scenografia caleidoscopica e spiazzante, che infrange e decostruisce il rigore dell’architettura museale. L’utilizzo di elementi scenografici ed elementi lucidi, provenienti dall’estetica dell’ornamento, è un’altra costante dell’arte di Armleder, che si interroga sui cliché di un’opera d’arte che dovrebbe “decorare”. Nello stesso concetto di decorazione rientrano le accumulazioni di piante finte e vere, animali impagliati e oggetti trovati, che completano la mostra. Queste accumulazioni sono perfetti indicatori del ruolo che il caso gioca nella strategia compositiva di Armleder e della nonchalance e leggerezza con cui egli crea “tragedie estetiche”.

La mostra troverà una sua espansione sulla facciata mediale con il video Endless (senza fine), nato dall’invito rivolto all’artista da Museion nel 2016 a creare un intervento per il periodo natalizio. Come la musica hawaiana, il Natale suscita l’interesse di John Armleder come fenomeno culturale ibrido, nato per celebrare un evento, ma che si è mutato in qualcosa di completamente diverso, allontanandosi dal suo significato originario. Da questo interesse sono nati i suoi celebri e spettacolari “Christmas Party” che l’artista celebra ogni anno a Ginevra. Endless prende le mosse dai video dei fuochi d’artificio delle feste realizzate tra il 2002 e 2003: ne risulta un pulsare esplosivo di luci, colori e fuochi di artificio, che illumina la grande superficie di Museion in un ritmo instancabile e infinito, Endless. Accompagna il video una musica-remix di DJ Sid della celebre canzone Have Yourself A Merry Little Christmas di Hugh Martin & Ralph Blane scritta nel 1943.

BODY CHECK. Martin Kippenberger - Maria Lassnig

03/02/2018 - 06/05/2018

La mostra getta uno sguardo nuovo sull’opera di Maria Lassnig (1919, Kappel am Krappfeld, AT – 2014, Vienna) e Martin Kippenberger (1953, Dortmund, D – 1997, Vienna, AT) mettendo in evidenza connessioni fino ad ora inesplorate tra queste due grandi personalità.

I due artisti non si conoscevano di persona e appartenevano a due generazioni diverse, eppure entrambi, in un momento in cui nell’arte prevaleva l’astrazione, hanno messo costantemente e definitivamente il corpo al centro della loro opera. Il proprio corpo come espressione di un’esperienza di sé e del mondo sofferta; il corpo frammentato e decostruito, metafora di conflitti sociali e psicologici; l’elemento teatrale e performativo, che porta a scivolare in ruoli altrui in modo tragico e ironico. Queste connessioni emergono in mostra dal confronto tra oltre sessanta opere di due decenni -dagli anni novanta ai duemila- tra dipinti, disegni, video e installazioni. Diversi lavori sono stati esposti raramente, mentre altri sono presentati in Italia per la prima volta.

Oltre ai punti di tangenza, il percorso mette in luce i due diversi approcci al tema: più ossessivo, introverso e in chiave femminista quello di Maria Lassnig, più grottesco e umoristico quello di Kippenberger. Infine, l’esposizione rende evidenti anche i riferimenti storico artistici, culturali e psicoanalitici e quindi il contesto in cui nasce e si sviluppa questa particolare attenzione al corpo e alla sua rappresentazione.

A cura di Veit Loers

Opening: 2 febbraio 2018, ore 19

 

 

Media Façade – Krüger & Pardeller

BLINDS WIDE SHUT

02/12/2017 - 14/12/2017

Opening: 2 dicembre, ore 01.00 (durante la Lunga Notte dei Musei)

 

Il video s’ispira alle geometrie prospettiche dello storico cinema Film Guild Cinema New York dell’architetto viennese Frederick Kiesler. Prendendo le mosse da questo progetto, Krüger & Pardeller si sono confrontati con il meccanismo di proiezione della facciata mediale di Museion.

Doris Krüger e Walter Pardeller collaborano dal 2005, vivono e lavorano a Vienna.

A cura di Frida Carazzato

Opening: 02 ⁄ 12 ⁄ 2017, 01 h
Ulteriori Proiezioni:
04/12/2017, 21 h
05, 06, 11, 12 ⁄ 12 ⁄ 2017, 18 h
07 ⁄ 12–14 ⁄ 12 ⁄ 2017, 22 h

 

Gianni Pettena

Energy Free Tree

23/11/2017 - 08/01/2018

Opening: giovedì 23 novembre 2017
Ore 19.30

 

Un grande albero di Natale realizzato con materiale riciclato. Nell’opera di Gianni Pettena elementi di scarto provenienti da automobili o altri automezzi tornano in vita per celebrare quel periodo dell’anno che anche nel mondo pagano è considerato di rinascita.

Ingresso esterno Museion – In collaborazione con l’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano e con il sostegno del Gruppo Santini Spa.

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